Il 72% dei docenti italiani usa l'intelligenza artificiale almeno una volta alla settimana, ma il 67% ha imparato a farlo da solo e il 34% non la porta ancora in classe con gli studenti. Sono i numeri dell'indagine “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida”, promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP – Associazione Nazionale Presidi su 1.294 insegnanti di scuole di ogni ordine e grado, presentata il 17 settembre 2026 al Senato della Repubblica nell'evento per i cento anni di Spaggiari.
L'indagine è stata realizzata con un questionario online rivolto ai docenti di scuole di ogni ordine e grado. Hanno risposto 1.294 insegnanti. Il campione è autoselezionato: raccoglie cioè le risposte di chi ha scelto di partecipare e restituisce una fotografia dei docenti interessati al tema, non una stima statistica dell'intero corpo docente italiano. I risultati sono stati presentati il 17 settembre 2026 al Senato della Repubblica, durante l'evento dedicato al centenario di Spaggiari.
La rilevazione arriva pochi giorni dopo la ricerca nazionale di INDIRE e del Festival dell'Innovazione Scolastica sul rapporto degli studenti con l'intelligenza artificiale, che abbiamo raccontato nell'articolo su come scrivere la policy IA di istituto. Le due fotografie guardano i due protagonisti della relazione educativa e convergono su un punto: l'AI è già dentro la scuola, e il passo successivo riguarda il modo in cui viene integrata nell'insegnamento.
La frequenza d'uso descrive uno strumento entrato nella routine professionale, non una curiosità occasionale.
| Frequenza d'uso | Docenti |
|---|---|
| Più volte alla settimana | 36% |
| Tutti i giorni | 22% |
| Una volta alla settimana | 14% |
| Totale almeno settimanale | 72% |
| Mai | 6% |
Prevalgono gli strumenti più accessibili: il 96% usa funzioni gratuite e il 57% assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini. Gli strumenti pensati specificamente per la didattica si fermano all'11%, un dato che indica quanto spazio ci sia per soluzioni progettate sui processi della scuola.
Gli impieghi dichiarati sono concreti e distribuiti su tutta la giornata di lavoro:
Messi in fila, questi usi raccontano un assistente impiegato soprattutto nella preparazione e nella parte documentale del lavoro docente: la fase in cui il tempo è più comprimibile e il risultato resta sotto il controllo dell'insegnante.
La diffusione è cresciuta soprattutto per iniziativa personale: il 67% dichiara di aver imparato da autodidatta, il 20% indica una formazione istituzionale, il 7% un percorso autofinanziato, il 4% il confronto con i colleghi.
Le risposte aperte aiutano a leggere il dato. La richiesta non riguarda tanto la conoscenza generale dell'intelligenza artificiale, quanto il suo uso professionale: esempi pronti, strumenti verificati, laboratori, indicazioni applicabili alla progettazione didattica, criteri per proteggere i dati degli studenti e per accompagnarli a un uso responsabile. È una domanda di formazione operativa, che nasce da chi lo strumento lo sta già usando.
Il 34% dei docenti dichiara di non utilizzare l'AI direttamente con gli studenti. Quando entra in aula, gli impieghi si distribuiscono così:
Il potenziale educativo è comunque riconosciuto: il 47% indica nel risparmio di tempo il vantaggio principale, seguito da maggiore personalizzazione (15%), più creatività (14%) e maggiore coinvolgimento (10%). Gli ambiti in cui l'AI viene considerata più utile sono la progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%).
Accanto alle opportunità, gli insegnanti indicano con precisione i punti di attenzione:
La distribuzione delle risposte descrive una posizione di equilibrio più che una contrapposizione tra favorevoli e contrari: interessa capire dove la tecnologia aiuta e dove vanno presidiate autonomia, creatività e pensiero critico degli studenti.
Nelle risposte aperte l'intelligenza artificiale viene descritta come uno strumento che alleggerisce alcuni compiti, offre spunti e aiuta a personalizzare le attività, liberando tempo per la relazione educativa. In parallelo cresce una funzione di guida, mediazione e verifica: accompagnare gli studenti a orientarsi tra i contenuti prodotti dall'AI, riconoscerne i limiti e usarli con criterio.
È qui che l'indagine colloca il passaggio in corso: da una sperimentazione individuale già ampia a un uso integrato nella didattica, sostenuto da formazione concreta, strumenti sicuri e riferimenti chiari di istituto.
Dai dati emergono tre leve immediatamente praticabili a livello di istituto:
Spaggiari affianca scuole, dirigenti, DSGA e docenti con soluzioni digitali per il registro elettronico, la progettazione didattica, la segreteria e le comunicazioni: strumenti pensati per far tornare tempo al lavoro educativo, che è esattamente il beneficio che i docenti riconoscono per primo all'intelligenza artificiale.
Secondo l'indagine promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP su 1.294 docenti, il 72% usa l'AI almeno una volta alla settimana: il 22% tutti i giorni, il 36% più volte a settimana, il 14% una volta a settimana. Il 6% dichiara di non usarla mai.
Gli usi più indicati sono la ricerca di informazioni e approfondimenti (23%), lo sviluppo di attività didattiche (16%), la preparazione di test di verifica (16%), la scrittura di verbali, relazioni e mail (15%) e la progettazione di curricolo e lezioni (12%).
Il 67% dei docenti ha imparato da autodidatta, il 20% attraverso una formazione istituzionale, il 7% con corsi pagati di tasca propria e il 4% grazie al confronto con i colleghi.
Il 34% dichiara di non usarla direttamente con gli studenti. Chi la porta in aula la impiega soprattutto per stimolare la creatività con testi e immagini (22%) e per favorire inclusione e personalizzazione (22%); seguono l'uso come tutor per spiegazioni e approfondimenti (11%) e la riflessione condivisa su etica, bias e funzionamento degli strumenti (11%).
Il 47% indica il risparmio di tempo, il 15% una maggiore personalizzazione, il 14% più creatività e il 10% un maggiore coinvolgimento degli studenti. Gli ambiti considerati più utili sono la progettazione didattica (30%) e il confronto e la ricerca di idee (29%).
L'omologazione degli elaborati e la perdita di creatività degli studenti (26%), le risposte inaffidabili o errate e le fake news (22%), la formazione specifica insufficiente dei docenti (18%) e la gestione della privacy e dei dati (16%).
Il 96% usa funzioni gratuite e il 57% assistenti conversazionali generalisti come ChatGPT, Claude e Gemini. Gli strumenti specifici per la didattica sono indicati dall'11% dei rispondenti.
L'indagine “Docenti e intelligenza artificiale: tra opportunità, timori e bisogno di guida” è stata promossa da Spaggiari, La Fabbrica Società Benefit e ANP – Associazione Nazionale Presidi, con un questionario online somministrato a un campione autoselezionato di 1.294 docenti di scuole di ogni ordine e grado. I risultati sono stati presentati il 17 settembre 2026 al Senato della Repubblica, nell'evento per i cento anni di Spaggiari.
Spaggiari accompagna scuole, dirigenti, DSGA, docenti e famiglie con soluzioni digitali per il registro elettronico, la progettazione didattica, la segreteria digitale, gli scrutini e le comunicazioni istituzionali. Con il registro elettronico ClasseViva la community educativa conta 4,5 milioni di utenti attivi ogni giorno.
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