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FuoriClasse: l’IC 12 di Bologna e l’Outdoor Education come pratica curricolare

Scritto da Gruppo Spaggiari Parma | 27/05/26 7.00

L’Istituto Comprensivo 12 “Via Bartolini” di Bologna (codice meccanografico BOIC85500V) è la scuola capofila della Rete Nazionale Scuole all’Aperto, costituita formalmente il 6 luglio 2020. La rete riunisce decine di istituti italiani che hanno scelto di adottare l’Outdoor Education non come escursione occasionale ma come pratica curricolare sistematica. Allo stesso istituto è stato affidato il ruolo di Polo Formativo PNRR 2024-2026 per la transizione digitale del personale scolastico, all’interno della Missione 4 del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Cosa fa la scuola: la pratica in sintesi

L’IC 12 utilizza giardini scolastici, parchi pubblici, aree urbane e ambienti naturali come spazi di apprendimento ricorrenti. Le attività all’aperto sono inserite nel curricolo verticale, programmate dai consigli di classe e documentate al pari di una lezione in aula. Lo stesso istituto coordina la Rete Nazionale Scuole all’Aperto, redige protocolli operativi, organizza formazione per i docenti e produce materiali didattici condivisi con le scuole aderenti.

Cosa non è l’Outdoor Education

Non si tratta di gite, uscite premio o ricreazione estesa. L’Outdoor Education è una metodologia con obiettivi di apprendimento, valutazione, materiali strutturati e tempi definiti. Si distingue dalle uscite didattiche occasionali per due elementi: sistematicità (settimanale o quindicinale, non episodica) e curricolarità (collegata ai traguardi di competenza delle Indicazioni Nazionali, non extra-curricolare).

Come è nata e quanto è cresciuta la rete?

La Rete Nazionale Scuole all’Aperto nasce a Bologna il 6 luglio 2020 con un accordo di rete della durata di tre anni, successivamente rinnovato. L’accordo prevede una convenzione con l’Università di Bologna per il coordinamento scientifico, una quota annuale di adesione di 150 euro per istituto (o 350 euro triennali in un’unica soluzione), e un protocollo operativo per le scuole pubbliche aderenti. Negli anni successivi la rete si è ampliata a numerosi istituti italiani di ogni ordine e grado.

Nello stesso istituto convive un secondo progetto: il Polo Formativo PNRR 2024-2026 per la formazione del personale scolastico sulla didattica digitale integrata, all’interno dell’Investimento 2.1 “Didattica digitale integrata e formazione alla transizione digitale per il personale scolastico”. Outdoor e digitale convivono nello stesso piano di offerta formativa: non sono in opposizione.

Come funziona nelle classi: una giornata tipo?

Una mattinata di didattica all’aperto in un istituto comprensivo prevede la prima ora di programmazione in aula (obiettivi, materiali, ruoli), il trasferimento allo spazio esterno (giardino, parco, percorso urbano), due ore di attività strutturata (osservazione scientifica, geometria sul terreno, lettura ad alta voce in cerchio, attività motoria), il rientro e la fase di rielaborazione in aula. Le attività sono interdisciplinari: una stessa uscita può toccare scienze, geografia, italiano e educazione civica.

Il ruolo del registro elettronico

La documentazione delle attività outdoor avviene esattamente come per le lezioni in aula: ogni docente registra obiettivi, contenuti, materiali e valutazioni. Le funzioni del registro elettronico per scrutini finali sono utili per tracciare anche le attività sul campo, garantendo che il monte ore curricolare sia rispettato e che eventuali ispezioni trovino documentazione completa.

Documentare l’Outdoor Education nel registro

ClasseViva, utilizzato ogni giorno da circa 4,5 milioni di utenti tra docenti, studenti e famiglie, permette di documentare le attività didattiche svolte in ambienti esterni come parte integrante del curricolo, con la stessa rendicontazione delle lezioni in aula.

Quanto costa aderire alla rete e cosa serve per replicarla?

La quota di adesione alla Rete Nazionale Scuole all’Aperto è di 150 euro annuali, oppure 350 euro per il triennio. Le spese aggiuntive di una scuola che vuole adottare la didattica all’aperto in modo sistematico riguardano la formazione dei docenti (corsi residenziali o online attraverso il Polo Formativo), l’eventuale acquisto di materiali (taccuini, lenti d’ingrandimento, kit di rilevazione), le coperture assicurative integrative se previste dal piano regionale, e gli accordi con enti locali per l’utilizzo di parchi e spazi pubblici.

I passaggi formali per una scuola che inizia

Prima di tutto serve una delibera del collegio docenti che inserisca la pratica nel PTOF. Poi una delibera del consiglio di istituto per l’adesione alla rete e l’eventuale stanziamento della quota. Infine va aggiornato il curricolo verticale collegando le attività outdoor ai traguardi di competenza delle Indicazioni Nazionali 2026-2027. Da quel momento le attività all’aperto entrano nella programmazione regolare dei consigli di classe.

Quali sono gli errori frequenti e cosa fare se vuoi iniziare nella tua scuola?

  • Confondere Outdoor con uscite didattiche. Le uscite occasionali non sono Outdoor Education. La pratica richiede ritmo settimanale o quindicinale, programmazione documentata e collegamento ai traguardi di competenza, non occasionalità.
  • Non aggiornare il PTOF. Se la pratica non è nel PTOF, in caso di contenzioso (infortuni, contestazioni delle famiglie) la scuola si trova scoperta. La delibera del collegio docenti è il primo passo formale.
  • Saltare la formazione docenti. L’Outdoor Education richiede competenze specifiche di gestione del gruppo all’aperto, sicurezza, progettazione interdisciplinare. Affidarsi solo all’entusiasmo dei singoli docenti porta a esperienze episodiche che si spengono dopo un anno.
  • Trascurare le coperture assicurative. Le attività fuori dal perimetro scolastico vanno verificate con la polizza esistente. In alcuni casi servono integrazioni, in altri è sufficiente la copertura standard: va chiesto al broker della scuola prima di iniziare.
  • Non documentare a registro. Le attività outdoor che non risultano sul registro elettronico vengono percepite come “extra” e non rientrano nel computo del monte ore. La rendicontazione tempestiva delle attività è una protezione amministrativa.
  • Mancanza di accordi con enti locali. Usare parchi pubblici, riserve naturali o aree comunali senza protocolli scritti può generare contestazioni. La convenzione con il Comune o l’ente gestore va richiesta prima dell’avvio.

L’ecosistema Spaggiari per il primo ciclo

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Domande frequenti sull’Outdoor Education curricolare

L’Outdoor Education è prevista dalle Indicazioni Nazionali?

Le Indicazioni Nazionali non impongono l’Outdoor Education come metodologia obbligatoria, ma riconoscono e incoraggiano la didattica esperienziale e la valorizzazione degli ambienti di apprendimento esterni all’aula. La pratica si inserisce nei traguardi di competenza di scienze, geografia, educazione fisica e cittadinanza.

Si può fare Outdoor anche alla scuola secondaria di II grado?

Sì, ma con adattamenti. La rete originaria è fortemente radicata nell’infanzia e nel primo ciclo, dove la pratica è più naturale. Alle superiori l’Outdoor si declina in attività di campo per scienze e geografia, percorsi di educazione civica all’aperto, attività motorie strutturate.

Come si gestisce la sicurezza?

La sicurezza segue le procedure ordinarie per le uscite didattiche: autorizzazioni delle famiglie, accompagnatori in numero adeguato (di norma un adulto ogni 15 alunni nella primaria), conoscenza preventiva del luogo, protocollo in caso di emergenza. Per le attività ricorrenti molte scuole adottano un’autorizzazione annuale anziché una per ogni uscita.

Quanto incide sulla programmazione settimanale?

Le esperienze documentate dalla Rete Scuole all’Aperto raccontano una pratica con frequenza media di una mezza giornata a settimana o una giornata ogni quindici giorni. La scelta dipende dalla classe, dalle condizioni meteo e dalla disponibilità di spazi nelle vicinanze della scuola.

Come si valutano le competenze acquisite all’aperto?

Si valutano come le altre competenze: con osservazione strutturata, prodotti realizzati (taccuini di campo, cartelloni, presentazioni), griglie condivise nei consigli di classe. La valutazione segue le rubriche del PTOF e contribuisce al voto disciplinare delle materie coinvolte.

Quanto costa la formazione dei docenti?

La formazione attraverso il Polo Formativo PNRR è gratuita per il personale scolastico. Corsi e workshop organizzati dalla Rete Scuole all’Aperto hanno costi variabili, di norma rimborsabili attraverso la Carta del Docente o i fondi MOF d’istituto. L’università di Bologna fornisce il coordinamento scientifico della rete.

Serve un giardino scolastico per fare Outdoor Education?

No. Le scuole prive di giardino utilizzano parchi pubblici, piazze, aree verdi del quartiere, percorsi urbani strutturati. Quello che conta è la regolarità dell’accesso e la sicurezza dello spazio, non la proprietà. La rete documenta esperienze di scuole di città che operano in parchi limitrofi con convenzioni comunali.

Come si entra nella Rete Nazionale Scuole all’Aperto?

La scuola interessata invia richiesta di adesione tramite la mail della rete (rea@ic12bo.istruzioneer.it), allega la delibera del collegio docenti e del consiglio di istituto, versa la quota annuale o triennale. La rete fornisce in cambio protocollo operativo, formazione, materiali condivisi e partecipazione agli incontri periodici di monitoraggio.