Le parole non sono mai neutre: possono ferire o guarire, dividere o unire, spegnere o accendere speranze. Da questa consapevolezza nasce "Parole per l'Umanità. Le scuole riscrivono la fraternità", il concorso nazionale promosso dalla Fondazione Fratelli tutti in collaborazione con ClasseViva EXTRA di Gruppo Spaggiari Parma, aperto a tutte le scuole italiane di ogni ordine e grado.
Al centro del progetto c'è il Vocabolario della Fraternità. 365 parole per riscrivere la nostra umanità (Rizzoli), curato da padre Francesco Occhetta, segretario generale della Fondazione Fratelli tutti. 365 parole «sgorgate dall'intelligenza del cuore», come le definisce nella postfazione il cardinale Mauro Gambetti, scritte da 365 autori diversi per professione, età ed esperienze, ma uniti da un obiettivo: promuovere il valore sociale della fraternità.
Come scrive padre Occhetta, il Vocabolario ha «il compito di ispirare i lettori a un percorso di crescita interiore e a un'apertura verso la fraternità e tutto ciò che di buono e di umano esiste». Perché — e questo è il punto — «le parole modellano il mondo»: progetti, leggi, scelte nascono tutti dalle parole. Se le parole sono buone, mettono radici per dare frutto. Se sono violente o manipolate, possono inaridire il terreno di tutti.
In un contesto segnato da polarizzazioni e disorientamento culturale, educare alla fraternità universale è una delle urgenze più sentite della scuola. La fraternità, come spiega Papa Francesco nell'enciclica Fratelli tutti, non è solo un valore religioso ma un principio di convivenza universale, capace di «riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica, al di là del luogo del mondo dove è nata o dove abita».
Il concorso "Parole per l'Umanità" chiede alle classi di fare proprio questo esercizio: prendere le parole del Vocabolario — fraternità, cura, pace, dignità, empatia, speranza, perdono, dialogo, giustizia — e riscriverle alla luce della propria esperienza quotidiana, delle relazioni e dei conflitti, dei sogni e delle ferite. Non si cercano risposte giuste, ma voci autentiche. Il passaggio è simbolico e potente: dalle parole ricevute, alle parole vissute, fino a quelle immaginate per il futuro.
Partecipare è semplice e gratuito:
Le scuole possono scegliere tra tre ambiti tematici:
Riscrivere le parole non è un esercizio formale. È un atto di cura verso l'umanità, un modo per trasformare l'esperienza in sapienza condivisa, per fare della propria voce un contributo alla costruzione di una comunità più consapevole e solidale.
Come ricorda padre Occhetta, la fraternità «non è desiderata da chi sta bene, ma da chi sta male». È proprio a partire da questa consapevolezza che le scuole possono diventare il luogo in cui le giovani generazioni si riconoscono autori e autrici di significati nuovi — dove la fraternità smette di essere un ideale e diventa un'esperienza concreta e quotidiana.
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