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L'Editoriale di PAIS

 

La dimensione istituzionale delle scuole e il peso della burocrazia



MAGGIO

A cura di Giorgio Germani – Direttore e Presidente Anquap

La burocrazia è “il complesso degli uffici che svolgono i compiti della Pubblica Amministrazione e degli impiegati che ne fanno parte”. In senso più ampio si potrebbe anche dire che è “l’insieme di uffici, funzionari e procedure che gestiscono le Pubbliche Amministrazioni secondo gerarchia e regole”. Spesso la burocrazia viene indicata come formalismo pedante ed eccessivo dell’osservanza di regole e procedure.

Indubbiamente, però, è una condizione strutturale e ineliminabile di ogni pubblica amministrazione, il cui perimetro è stato definito per legge.

Gli istituti e scuole di ogni ordine e grado e le istituzioni educative sono amministrazioni pubbliche e, quindi, soggiacciono alla disciplina generale e settoriale che ne stabilisce le funzioni, l’organizzazione e la governance.

L’assetto istituzionale delle scuole è stato definito con la legge sull’autonoma scolastica – e conseguenti regolamenti – che ne hanno significativamente ampliato la dimensione amministrativa su tutte le funzioni attribuite in via esclusiva: gli alunni, il per-sonale, la contabilità ed altro ancora. La titolarità dei provvedimenti in ordine alle funzioni attribuite rende gli stessi definitivi ed elimina la posizione gerarchica del Ministero dell’Istruzione nei confronti delle scuole che – quindi – rispondono direttamente dei propri atti.

Questo assetto – in vigore dal 1° settembre 2000 e progressivamente reso esecutivo – ha portato la dirigenza scolastica e la direzione amministrativa ma nessun aumento dell’organico degli impiegati che nel tempo sono addirittura diminuiti.

Incredibile ma vero: sono aumentate nel tempo le funzioni e gli adempimenti, mentre sono diminuite le autonomie scolastiche (ora più grandi e complesse) e il numero degli impiegati, anche con scelte politiche irrazionali che hanno sottratto impiegati alle scuole per farli lavorare negli Uffici periferici del Ministero.

Firma del contratto collettivo nazionale di lavoro

In questo contesto il ruolo del Dirigente scolastico – legale rappresentante dell’istituzione – ha assunto una dimensione amministrativa crescente e prevalente che ne ha snaturato il profilo di leader educa-tivo, peraltro con procedure di reclutamento rivolte solo al personale docente, portatore di competenze ed esperienze professionali non proprio adatte allo svolgimento dei compiti amministrativi di prevalente contenuto giuridico.

L’analisi succintamente svolta in termini essenziali contiene già in sé le soluzioni: accanto al Dirigente scolastico un dirigente amministrativo (l’attuale Direttore dei servizi generali e amministrativi), con distinte procedure di reclutamento; l’aumento dell’organico degli impiegati con la definizione di specifiche mansioni e rigorose procedure di reclutamento. Ovviamente, la contrattazione collettiva dovrà disciplinare ex novo il rapporto di lavoro in termini sia giuridici che economici.

L’alternativa è solo una: il Ministero riprende su di sé – gestione diretta – una parte rilevante delle funzioni oggi attribuite alle scuole che in questo modo vengono sgravate di compiti e responsabilità.

In entrambi i casi va eliminata una mala-burocrazia ancora fortemente presente con processi di semplificazione solo parzialmente avviati e con un eccesso di lentezza.

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