Una domanda semplice che cambia la scuola
Cent’anni fa, a Parma, un editore si pose una domanda che oggi suona quasi banale: come faccio a far risparmiare tempo a un insegnante? Non cercava uno slogan, ma una soluzione concreta, e da quella ossessione nacque un oggetto minuscolo nell’economia del mondo e gigantesco nella vita quotidiana delle classi: il registro scolastico cartaceo con le alette, pensato per rendere più veloce, ordinata e leggibile la compilazione delle pagelle e delle presenze.
Da lì comincia la storia di Gruppo Spaggiari Parma: non dal mito aziendale, ma da un gesto di semplificazione radicale rivolto a chi, ogni mattina, entra in aula con una classe davanti. Se il 1926 conta ancora nel 2026 è perché il cuore di quella domanda – come tolgo attrito alla scuola per restituirle tempo educativo – non è mai uscito davvero di scena.
Un registro, non un prodotto
Nel 1926, Roberto Spaggiari fonda una casa editrice specializzata e dopo anni inventa il registro con le alette per rendere meno macchinosa la vita dei docenti. È un oggetto povero di tecnologia ma ricco di intelligenza d’uso: permette di passare da una pagina all’altra, da un allievo all’altro, da un quadrimestre al successivo con una rapidità che, per l’epoca, segna un salto di efficienza.
Per oltre mezzo secolo, il baricentro rimane quello della carta: manuali e volumi per DSGA, collane come Bergantini, riviste specialistiche che aiutano a districarsi fra norme, bilanci, contabilità di istituto. In quegli anni Spaggiari non parla di “ecosistema”, ma in pratica già costruisce un sistema di strumenti e contenuti che vive intorno alla scuola, non sopra di essa.
Dalla carta al cloud: le tappe che contano davvero
Alla fine degli anni Novanta, mentre il registro cartaceo è ancora la spina dorsale delle segreterie, la storia accelera. Nel 1998 nasce Spaggiari Distribuzione e si apre l’esperienza di ScuolaShop, con oltre 20.000 prodotti e più di 50.000 spedizioni all’anno per coprire il fabbisogno quotidiano delle scuole italiane.
Nel 2001, con Italiascuola.it in partnership con ANP, la consulenza normativa e organizzativa entra online e comincia a risolvere – letteralmente – decine di migliaia di casi concreti per dirigenti e DSGA: più di 30.000 casi trattati nel tempo, trasformando le domande in una base di conoscenza strutturata. Nel 2005 l’acquisizione di Infoschool consolida la svolta software: dal registro cartaceo si passa a soluzioni digitali per segreterie e gestione scolastica, aprendo la strada a quello che diventerà ClasseViva.
Negli anni Duemila, la trasformazione non è più solo editoriale: l’azienda evolve in un gruppo integrato che combina piattaforme, servizi, formazione e consulenza. Nel 2020 entra EUService, con le sue competenze su sicurezza, privacy e ambiente; nel 2024 arriva La Fabbrica, portando progetti educativi e formativi ad alto impatto sociale. Nel 2026, quando il centenario si affaccia, il passaggio da registro a ecosistema è compiuto: ClasseViva connette ogni giorno oltre 3,5 milioni di utenti unici – docenti, studenti, famiglie, dirigenti – in tutta Italia.
Ecosistema digitale: cosa significa per scuole e persone
“Ecosistema” è una parola abusata. Per non ridurla a buzzword, occorre chiederle conto di tre cose: connessione, continuità, responsabilità. La connessione riguarda i soggetti: in un’unica infrastruttura convivono i bisogni dei docenti, che cercano strumenti affidabili e veloci; dei dirigenti, che devono tenere insieme governance, dati, compliance; delle famiglie, che reclamano trasparenza e comunicazione chiara; dei DSGA e delle segreterie, che lavorano sotto la pressione di scadenze e normative.
La continuità riguarda il tempo: un ecosistema digitale per la scuola non è un’app stagionale, ma una presenza quotidiana che attraversa l’intero anno scolastico e, in molti casi, l’intero ciclo di studi di uno studente. È in questa continuità che il centenario trova senso: 100 anni non come cornice celebrativa, ma come prova di tenuta di una promessa – accompagnare la scuola nella sua evoluzione, non inseguirla quando è già altrove.
La responsabilità, infine, riguarda il modo in cui la tecnologia entra nella vita delle persone. Un ecosistema che serve milioni di utenti non è neutro: influenza abitudini, tempi, modalità di relazione fra scuola e famiglia. È qui che il legame fra il registro del 1926 e il digitale del 2026 diventa più evidente: in entrambi i casi l’obiettivo non è mostrare quanto si è innovativi, ma quanto tempo e quanta qualità si restituiscono alla relazione educativa.
Tradizione, responsabilità, futuro: cosa ci chiede il centenario
Un centenario può diventare una grande operazione di nostalgia o un’occasione di lucidità. Nel primo caso ci si limita a ripetere quanto sia straordinario che un’azienda “sia ancora qui” dopo un secolo; nel secondo si ha il coraggio di misurare se la traiettoria storica è ancora allineata al bisogno reale delle scuole e alla visione di futuro che il paese si dà.
Per Gruppo Spaggiari Parma la sfida è esattamente questa: dimostrare che tradizione e innovazione non sono poli opposti ma il continuum di un’unica responsabilità, assunta nel 1926 con un registro di carta e rilanciata nel 2026 con un ecosistema digitale.
La domanda che ha aperto questo percorso – come faccio a far risparmiare tempo a un insegnante? – oggi ne contiene molte altre: come proteggo i dati dei miei utenti? Come garantisco accessibilità e inclusione? Come evito che la tecnologia diventi un filtro opaco fra chi insegna e chi impara?
Il centenario, allora, non è il punto d’arrivo, ma l’esame di maturità di una promessa: restare, per i prossimi anni, un partner che unisce memoria e coraggio, attenzione al territorio e impatto nazionale, infrastruttura digitale e cura delle persone. Se il 1926 conta ancora nel 2026, è perché obbliga a tenere insieme queste parole senza scorciatoie retoriche.