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FuoriClasse con Giuseppe Natilli: quando la scuola diventa un paesaggio didattico

Scritto da Gruppo Spaggiari Parma | 28/03/26 14.19

C’è un istituto comprensivo a Campobasso dove i corridoi non sono più semplici spazi di passaggio, ma ambienti di apprendimento. Dove gli studenti non seguono un copione rigido, ma diventano protagonisti di vere e proprie sceneggiature educative. Dove il concetto stesso di aula si dissolve per lasciare spazio a quello che il suo dirigente chiama paesaggio didattico: uno spazio aperto, esplorabile, in cui la curiosità è il motore e la responsabilità personale è la bussola.

Parliamo dell’Istituto Comprensivo Igino Petrone e del suo dirigente scolastico, il Prof. Giuseppe Natilli, protagonista di questo nuovo episodio di FuoriClasse. Referente regionale EIP Italia, premiato con il Jean Piaget 2025 per il suo impegno in pedagogia e innovazione, Natilli ha portato la Petrone al campus Scuola Futura del Ministero dell’Istruzione e del Merito e a Didacta 2025 come modello nazionale di innovazione didattica.

Dall’aula al paesaggio didattico: un ecosistema in movimento

Quando gli si chiede di raccontare la Petrone con un’unica immagine, Natilli non esita: «La immagino come un grandissimo spazio aperto, senza mura, ma con percorsi e connessioni. Una sorta di paesaggio didattico dove lo spazio è sconfinato ed esplorabile, dove posso immaginare lo stupore dei ragazzi che imparano, che si orientano, che si muovono». Non file di banchi, non staticità. Piuttosto gruppi che lavorano insieme, piccoli assembramenti di studenti che si muovono tra isole didattiche sparse nell’ambiente.

Il concetto è tanto semplice quanto rivoluzionario: dematerializzare lo schema fisico dell’aula. Si impara dentro e fuori, con il territorio, ma non solo quello esterno. La scuola stessa diventa un ecosistema in cui il corridoio è un ambiente di apprendimento, la palestra si trasforma, le zone di passaggio assumono una funzione educativa. «Sentir parlare di qualcosa che è stata progettata più di 100 anni fa è abbastanza desueto», osserva Natilli. Ed è difficile dargli torto.

La scintilla: “così non basta più”

Didattica da Fuoriclasse nasce tre anni fa da quella che Natilli definisce «un’inquietudine positiva». La pandemia ha rappresentato il punto di svolta: «Ci siamo trovati davanti a ragazzi diversi, segnati profondamente da un cambio strutturale. Più fragili, in alcuni casi più veloci, ma più esposti al rischio del digitale». Il rischio, spiega, è quello di dematerializzare il rapporto umano, demandando tutto a meccanismi esterni.

Ma la pandemia ha insegnato anche qualcosa di prezioso: che cambiare è possibile. Che un corpo docente, anche con competenze digitali limitate, può mostrare una straordinaria capacità di resilienza e adattamento. «Se era possibile strutturare una lezione di qualità che ha tenuto unito il Paese, allora potevamo cogliere la palla al balzo e cominciare a costruire una scuola nuova». È nata così la convinzione che la scuola deve necessariamente fare un passo avanti, senza nostalgie per il passato e senza restare ferma nel presente.

L’operazione è stata prima di tutto culturale: Natilli ha coinvolto il Collegio dei Docenti e il Consiglio di Istituto, lasciando che si facesse il punto della situazione per analizzare le possibili soluzioni. «Il ruolo del dirigente deve essere attivo, di spinta e di orientamento», sottolinea. Il risultato è un progetto nato dalla convinzione che la scuola debba sempre contestualizzare la situazione per calibrare il proprio intervento educativo.

Sceneggiature educative: quando gli studenti scelgono il proprio percorso

Con il PNRR Scuola 4.0, la Petrone ha creato ambienti flessibili, laboratori attrezzati, spazi dinamici che non corrispondono necessariamente a luoghi circoscritti. La prospettiva è ribaltata: non è lo studente che si adatta allo spazio, ma è la scuola che compone il proprio ambiente per essere il più adatto possibile agli alunni.

Il cuore del progetto sono le sceneggiature educative: durante tre mattinate nel primo quadrimestre e tre nel secondo, in orario curricolare, gli studenti scelgono di partecipare alla creazione di percorsi che spaziano tra ambiente, sostenibilità, teatro, musica, sport e scienze. Non laboratori statici in cui il docente insegna dall’alto, ma spazi che si costruiscono nel momento in cui adulti e ragazzi mettono insieme i pezzi. Gruppi eterogenei, composti da alunni di classi diverse, uniti dalla scelta di un tema che li appassiona.

«Quando un ragazzo può scegliere il proprio percorso, non sta semplicemente cambiando il luogo dove fa lezione. Sta assumendosi una responsabilità personale. Sta dicendo: questa cosa mi interessa, voglio provare a farla». Da quel momento scatta l’elemento emotivo del coinvolgimento, il motore che rompe lo schema tradizionale della classe fissa, del gruppo omogeneo, della lezione uguale per tutti.

Le neuroscienze confermano: si impara meglio quando si sta bene

Natilli porta la riflessione su un terreno scientifico. Le neuroscienze insegnano che l’apprendimento avviene attraverso modalità diverse, e che ascoltare e ripetere è solo la prima, quella meno efficace. Il coinvolgimento attivo, i neuroni specchio, il lavoro di gruppo: tutto contribuisce a far crescere le competenze in modo esponenziale.

Ma c’è un aspetto ancora più profondo: «Se io sto bene mentre sto apprendendo, richiamo quel sentimento di benessere ogni volta che richiamo l’elemento appreso. Se soffro, porto con me quella sensazione emotiva negativa». Per questo la Petrone ha registrato, attraverso un monitoraggio interno, un approccio ai compiti pomeridiani molto più sereno da parte dei ragazzi: quando l’apprendimento avviene in modo contestuale e positivo a scuola, il lavoro a casa diventa naturale continuazione, non faticosa ripetizione.

La metafora che Natilli utilizza è quella dell’artigiano: «Il mondo della teoria si sta trasformando in un processo di pratica importante, come l’artigiano che trasmette la sua capacità alla persona che vuole imparare quel lavoro, facendo e osservando». La scuola smette così di demandare alla famiglia l’apprendimento pomeridiano e fa coincidere insegnamento e apprendimento nello stesso momento.

Docenti appassionati: il miracolo nascosto della Didattica da Fuoriclasse

Uno degli aspetti più sorprendenti emersi dall’intervista riguarda i docenti. Natilli racconta come questo nuovo modo di fare scuola abbia appassionato prima di tutto loro. Nel mese di giugno, alla chiusura dell’anno scolastico, i docenti iniziano spontaneamente a progettare le sceneggiature educative per l’anno successivo. A settembre affinano le proposte attraverso colloqui operativi con il dirigente.

«Spesso i docenti ci propongono sceneggiature educative che non hanno a che fare con la propria disciplina, ma con le proprie attitudini e passioni. Stiamo scoprendo un mondo». È la possibilità, inedita nella scuola tradizionale, di esprimere la propria creatività oltre i confini della materia insegnata. Un docente di matematica che propone un laboratorio teatrale, una professoressa di italiano che guida un percorso di scienze ambientali. «Se stanno bene i docenti, i ragazzi staranno benissimo».

Leadership scolastica: visione, coraggio e “spintaneità”

Natilli è convinto che un dirigente scolastico possa cambiare il mondo, perché incide su intere generazioni di studenti e genitori. Ma è anche consapevole del prezzo: «È faticoso, però quando si toccano con mano i risultati è avvincente». La leadership che descrive non è controllo, ma capacità di creare le condizioni perché tutti possano dare il proprio contributo.

Racconta con ironia di fare le cose «spintaneamente»: un po’ spingere, un po’ tenere conto della spontaneità. «Se si tenesse conto solo della spontaneità dei processi, saremmo esattamente fermi allo stesso posto. Non bisogna mai essere neutri, perché essere neutri non porta da nessuna parte». La chiave è avere una visione chiara: sapere dove si vuole andare rende ogni ostacolo sopportabile, perché giustificato da un fine alto.

Il team della Petrone è composto da 28 figure professionali coinvolte nel progetto, non per fortuna ma per costruzione. «Ho dovuto fare un’azione di distruzione precedente, mettere in discussione tutto, far sparire metaforicamente il pavimento sotto i piedi. Dopo, pian piano, ricostruisci la struttura. E vengono fuori i miracoli: l’ultimo dei docenti che non voleva essere coinvolto ti fa proposte geniali».

Benessere a scuola: il progetto con l’Università LUMSA

L’attenzione al benessere non è solo un principio, ma un progetto strutturato. Natilli fa parte di un gruppo di lavoro costituito presso l’Università LUMSA di Roma, nell’ambito del progetto Happy Teaching, dedicato al monitoraggio del benessere del personale scolastico. Un’app innovativa che aiuta a comprendere segnali di malessere prima che diventino problemi strutturali.

«È giusto che un dirigente si renda conto dei risultati legati alle prove INVALSI e alle valutazioni. Ma poi ci chiediamo se i ragazzi stanno bene mentre raggiungono quei risultati? E ci chiediamo se, migliorando il benessere, i risultati potrebbero addirittura crescere?». Domande che spostano il baricentro della scuola dalla performance alla persona, senza rinunciare all’eccellenza.

Il film della Petrone: una scena di luce e fermento

Se la Petrone fosse un film, Natilli girerebbe «una mattinata luminosa di luce. Le porte della scuola che si aprono. Non c’è un corridoio silenzioso con file di banchi immobili. C’è tanto movimento, fermento. Piccoli gruppi di bambini che esplorano spazi morbidi, ragazzi della primaria che costruiscono qualcosa insieme, studenti della secondaria che discutono in ambienti informali».

Il campo si allarga: non aule, ma laboratori sparsi ovunque. Docenti che accompagnano, mai di fronte ai gruppi ma a fianco, che passeggiano, camminano con i ragazzi, sorridono. «Essere fuori classe non significa fuori controllo. Significa essere dentro un ambiente codificato negli elementi fondamentali, dove il motore è la curiosità e la responsabilità di esserci».

Il digitale come alleato, non come sostituto

In un’epoca in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale a scuola è più acceso che mai, l’esperienza della Petrone offre una prospettiva preziosa. Il digitale non è il centro della rivoluzione didattica, ma uno strumento al servizio di un approccio più profondo. La vera innovazione sta nel ripensare il rapporto tra insegnamento e apprendimento, tra spazio e persona, tra docente e studente.

È un modello che parla direttamente al cuore delle sfide che la scuola italiana affronta oggi. Con ClasseViva, utilizzato quotidianamente da 4,5 milioni di utenti, il Gruppo Spaggiari Parma supporta le scuole proprio in questa direzione: fornire strumenti digitali che non sostituiscono la relazione educativa, ma la potenziano. Dalla gestione del registro elettronico alla documentazione dei percorsi didattici, dalla comunicazione scuola-famiglia con Aule Virtuali Plus all’organizzazione amministrativa attraverso Segreteria Digitale.

Esperienze come quella della Petrone dimostrano che il cambiamento è possibile quando c’è visione, coraggio e un ecosistema di strumenti adeguati. Piattaforme come Scuola.net accompagnano le scuole nella costruzione di comunità educanti digitali, WonderWhat supporta l’orientamento e i PCTO, ItaliaScuola.it offre formazione continua per dirigenti e docenti, e ClasseViva Infanzia estende questa attenzione al segmento educativo 0-6 anni.

Essere FuoriClasse anche in classe

L’invito di Giuseppe Natilli è chiaro: guardare la scuola non solo come aule e orari, ma come un ecosistema vivo dove innovazione, inclusione e responsabilità si costruiscono un laboratorio alla volta. Una scuola che non sembra una scuola, e la bellezza è proprio in questo.

Perché bisogna essere fuori classe anche in classe.

Guarda l’episodio completo di FuoriClasse con Giuseppe Natilli sul canale YouTube di ClasseViva EXTRA.