L'indagine INDIRE 2026 su oltre 5.300 studenti delle secondarie fotografa un uso ormai diffuso dell'intelligenza artificiale: il 94% la usa almeno occasionalmente e l'84% per lo studio. Le Linee guida MIM allegate al DM 166 del 9 agosto 2025 invitano le scuole ad adottare una AI Acceptable Use Policy di istituto entro l'anno scolastico 2025/2026, ma all'avvio del 2026/27 molti collegi non hanno ancora formalizzato regole condivise. In questa guida vediamo cosa dice l'indagine, cosa prevedono le linee guida ministeriali, quali sono gli elementi minimi di una policy IA di istituto, come approvarla in Consiglio di Istituto e come comunicarla a docenti, studenti e famiglie.
L'indagine nazionale Io e l'Intelligenza Artificiale promossa da INDIRE, condotta tra marzo e giugno 2026 su un campione di 5.342 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, e presentata a inizio settembre 2026, restituisce un quadro netto: il 94% degli studenti dichiara di aver usato l'IA almeno occasionalmente, il 62% la usa settimanalmente o quotidianamente e l'84% la usa per lo studio. Le discipline in cui l'uso e più frequente sono italiano (40%), lingue (35%) e matematica (33%). Il dato più delicato riguarda la fiducia: il 76% degli studenti si fida delle risposte ottenute, ma solo il 62% le verifica sistematicamente. Il 53% dichiara di aver usato un chatbot per sfogarsi o come confidente. Sono numeri che descrivono una pratica già consolidata, non un fenomeno emergente, e che chiedono alla scuola una risposta educativa e organizzativa.
In sintesi. Uso diffuso: 94% almeno occasionale, 62% settimanale o quotidiano. Per lo studio: 84%. Discipline principali: italiano, lingue, matematica. Verifica delle risposte: solo 62% la fa. Uso emotivo: 53% ha usato l'IA per sfogarsi. Fonte: INDIRE, indagine Io e l'IA 2026, su 5.342 studenti secondarie.
Il dato sull'uso emotivo va letto senza allarmismo ma con attenzione: nel 2026/27 la scuola incontra studenti che già parlano con chatbot in modo confidenziale, con implicazioni che riguardano la protezione dei minori, la privacy e la salute psicologica. La policy di istituto è uno degli strumenti per costruire consapevolezza, non per vietare in blocco.
Le Linee guida per l'introduzione dell'IA nelle istituzioni scolastiche, allegate al DM n. 166 del 9 agosto 2025, forniscono un riferimento metodologico costruito su quattro pilastri (persona, didattica, organizzazione, sicurezza) e su cinque fasi operative: definizione, pianificazione, adozione, monitoraggio, conclusione. La versione integrale del documento (PDF) chiede alle scuole di predisporre una Data Protection Impact Assessment (DPIA) quando il trattamento coinvolge dati personali, di rispettare il principio human in the loop o human on the loop nelle decisioni assistite da IA e di valutare l'impatto sui diritti fondamentali (FRIA) per gli strumenti che possono incidere su valutazione, orientamento o profilazione.
Un chiarimento importante: le linee guida non hanno il valore normativo vincolante di un decreto ministeriale attuativo, ma costituiscono un riferimento ufficiale del Ministero a cui le scuole sono invitate a conformarsi. Sul piano europeo, il quadro complessivo è definito dal Regolamento UE 2024/1689 (AI Act), che classifica come ad alto rischio alcuni sistemi usati in istruzione e formazione (per esempio quelli per determinare l'accesso o valutare gli esiti dell'apprendimento). Il Garante per la protezione dei dati personali è richiamato nella pagina ministeriale come riferimento per la conformita al GDPR.
Comunicare la policy IA di istituto a docenti, studenti e famiglie in modo trasparente e verificabile richiede uno strumento istituzionale condiviso. Con ClasseViva di Spaggiari la scuola pubblica circolari, verbali del Consiglio di Istituto e informative privacy in un canale unico raggiungibile da personale e famiglie, accanto al registro elettronico e alla gestione degli scrutini.
Una policy IA di istituto solida contiene almeno nove elementi ricorrenti nella prassi delle scuole che si sono mosse per prime nel 2025/26.
La policy va approvata dal Consiglio di Istituto e integrata nel Piano triennale dell'offerta formativa. Va richiamata nel Regolamento di istituto e resa disponibile sul sito nella sezione trasparenza. Senza delibera formale, il documento resta un orientamento del dirigente scolastico e non è opponibile in caso di contestazioni.
Le linee guida MIM suggeriscono di individuare una figura interna che coordini l'adozione dell'IA: animatore digitale, funzione strumentale del PTOF o docente designato dal collegio. Un piccolo gruppo (referente, DSGA, DPO) accompagna il ciclo previsto dal DM 166/2025.
La policy chiarisce a chi si applica e in quali contesti: attività didattica in classe, compiti a casa, uso amministrativo da parte del personale ATA, uso per la gestione della segreteria. Distinguere gli ambiti evita che una regola valida in classe venga estesa in modo inappropriato a un contesto amministrativo o viceversa.
La policy indica quali strumenti sono ammessi (per esempio con account istituzionali configurati dalla scuola) e quali sono esclusi. Meglio un elenco corto e preciso, aggiornabile con nota della dirigenza, che formule generiche inutilizzabili.
Elenco esplicito di cosa non si può fare con l'IA nella scuola. Tra i punti ricorrenti: sorveglianza generalizzata di studenti o personale, decisioni automatizzate su valutazione, ammissione o esclusione, profilazione dei minori a fini commerciali, uso di dati sensibili in prompt inviati a servizi esterni non conformi.
La policy richiama l'informativa privacy ex art. 13 GDPR e, se i trattamenti previsti sono significativi, la DPIA. Va valutata l'età minima prevista dai servizi (molti chatbot generalisti non sono progettati per minori sotto una certa età) e vanno adottate misure per non far inserire dati personali di studenti o famiglie in prompt inviati a servizi non validati.
Il DM 166/2025 chiede formazione strutturata, non occasionale. L'IA entra nel Piano di Formazione del Personale con moduli distinti per docenti, ATA e figure di sistema.
Le famiglie vanno informate su strumenti IA usati con gli studenti, contesti e limiti, attraverso organi collegiali, sito e piattaforma di comunicazione istituzionale.
La policy indica cadenza di revisione (annuale o biennale) e chi la monitora. Un audit annuale sulle segnalazioni aiuta ad aggiornare le regole in modo realistico.
Il capitolo più delicato per la vita quotidiana della classe riguarda la valutazione. La policy va accompagnata da regole operative concrete che il collegio docenti deve rendere esplicite in modo uniforme.
Sull'uso in classe, la policy indica se l'IA è ammessa come strumento didattico assistito dal docente (per esempio per generare esempi, spiegazioni alternative, esercitazioni) o se è limitata a specifici momenti. Sull'uso a casa, le regole variano: alcune scuole distinguono compiti "consegnabili" con IA (con obbligo di citazione dello strumento usato) e compiti da svolgere senza IA. Sulle verifiche, la regola più diffusa è la presenza fisica in classe senza strumenti IA per le prove ufficiali di valutazione sommativa, con eventuali eccezioni motivate.
Sulla integrita accademica, la policy chiede la citazione degli strumenti IA usati per elaborati significativi, in modo analogo alla citazione delle fonti bibliografiche. Il ruolo del docente resta quello di mediatore didattico: valuta il processo, non solo il risultato, e verifica la comprensione con colloqui, discussioni orali e prove strutturate. La piattaforma ClasseViva, usata quotidianamente da 4,5 milioni di utenti tra docenti, famiglie e studenti, può supportare la comunicazione formale delle regole a docenti, studenti e famiglie con la stessa struttura di circolare e verbalizzazione già in uso per le altre delibere del Consiglio di Istituto.
Le prime esperienze del 2025/26 hanno fatto emergere alcuni errori ricorrenti.
Mancata DPIA. Adottare strumenti che trattano dati personali senza valutazione d'impatto è il primo rilievo di Garante e DPO in caso di audit.
Elenco strumenti generico. Frasi come "si autorizza l'uso di strumenti IA conformi alla normativa" sono operativamente inutili.
Sanzioni sproporzionate o assenti. Le sanzioni vanno graduate e coerenti con Regolamento di istituto e Statuto delle studentesse e degli studenti.
Mancata formazione. Approvare la policy senza formare docenti e ATA la rende inefficace: il DM 166/2025 rende la formazione condizione dell'adozione.
La prassi consigliata parte da un colloquio educativo con lo studente prima di qualsiasi provvedimento formale: capire il motivo, distinguere l'errore metodologico dalla scorrettezza intenzionale, ricostruire il processo. Solo se emerge una violazione consapevole delle regole della policy, il consiglio di classe valuta il provvedimento disciplinare secondo il Regolamento di istituto. Un audit degli episodi ricorrenti aiuta il collegio a rivedere le regole in modo realistico e a coordinare l'aggiornamento delle nuove indicazioni all'interno del PTOF.
Il percorso tipico segue quattro passaggi: stesura a cura del referente IA con il gruppo di lavoro; parere del collegio dei docenti per la parte didattica; parere del DPO sulla parte privacy e DPIA; approvazione del Consiglio di Istituto con delibera formale, integrazione nel PTOF e allegato al Regolamento di istituto. La cadenza suggerita dalle linee guida ministeriali per la prima adozione era entro fine 2025/26; le scuole che non hanno ancora adottato la policy possono farlo nel primo trimestre 2026/27, cogliendo l'occasione delle deliberazioni di inizio anno.
Una revisione biennale è la scelta più praticata: consente di seguire l'evoluzione degli strumenti e della normativa senza aprire la policy a modifiche continue che indebolirebbero la sua funzione di riferimento stabile. L'informativa privacy ex art. 13 GDPR va aggiornata contestualmente e resa disponibile alle famiglie all'atto dell'iscrizione e nei successivi aggiornamenti.
Il testo è predisposto dal referente IA interno (spesso l'animatore digitale o una funzione strumentale del PTOF) con il supporto del gruppo di lavoro. Il collegio dei docenti esprime parere sulla parte didattica, il DPO sulla parte privacy. L'approvazione formale spetta al Consiglio di Istituto.
Dalla data indicata nella delibera del Consiglio di Istituto, generalmente coincidente con l'inizio dell'anno scolastico o del quadrimestre. L'entrata in vigore va comunicata al personale, agli studenti e alle famiglie e pubblicata sul sito nella sezione trasparenza.
Dipende da quanto la policy autorizza. La prassi più diffusa consente l'uso per attività preparatorie e di supporto alla progettazione didattica, con divieto di inserire dati personali degli studenti (nome, valutazioni, elaborati identificabili) in prompt inviati a servizi non validati dalla scuola. La responsabilità finale sulla valutazione resta del docente.
Si, entro le indicazioni del PDP e nel rispetto della policy di istituto. L'IA può essere strumento compensativo utile (sintesi, riformulazione, traduzione) se inserita in modo coerente con il piano personalizzato. La policy dovrebbe prevedere esplicitamente questo caso d'uso per evitare disparita di trattamento tra classi.
Con moduli nel Piano di Formazione del Personale (DM 166/2025): base per tutti i docenti (nozioni essenziali di IA, privacy, uso responsabile) e avanzati per figure di sistema (referente IA, animatore digitale, DPO). Le reti di scopo territoriali possono organizzare formazione condivisa.
Non c'e una sanzione automatica prevista dalle linee guida MIM, che non hanno valore normativo vincolante. Tuttavia, in caso di incidente privacy o di contestazioni sull'uso dell'IA in valutazione, l'assenza di una policy di istituto rende più difficile documentare le scelte fatte e può esporre la scuola a rilievi del Garante o a ricorsi delle famiglie. E' l'argomento più solido per accelerare l'adozione.
La policy va rivista quando entrano in vigore obblighi europei rilevanti per l'istruzione (per esempio le disposizioni dell'AI Act sui sistemi ad alto rischio). La revisione biennale è l'occasione ordinaria; può essere anticipata con delibera integrativa del Consiglio di Istituto.
Da anni Spaggiari accompagna scuole, docenti, DSGA e famiglie con soluzioni digitali per il registro elettronico, la progettazione didattica, la segreteria digitale, la gestione degli scrutini e le comunicazioni istituzionali. Con studenti attivi in 122 Paesi, il gruppo lavora ogni giorno per rendere la scuola più semplice per chi la vive.
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