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Smartphone e social a scuola 2026/27: come costruire la policy di istituto tra circolare MIM e privacy

Scritto da Gruppo Spaggiari Parma | 23/09/26, 15:00

Risposta rapida

Le circolari MIM 2024 e 2025 vietano l'uso dello smartphone in classe alla scuola secondaria di primo grado e ammettono eccezioni didattiche autorizzate alla secondaria di secondo grado. La policy di istituto va delibera dal Consiglio di Istituto entro ottobre, coordinata con regolamento e patto di corresponsabilità, e deve rispettare i principi del Garante privacy su comunicazioni docenti-genitori, foto, video e trattamento dei dati dei minori.

Cosa dice la circolare MIM sull'uso dello smartphone in classe

Le indicazioni ministeriali sull'uso dello smartphone in aula sono state ribadite dal MIM con circolari indirizzate alle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Nella scuola secondaria di primo grado l'uso del cellulare è di norma vietato, incluso quello per fini personali durante le attività didattiche. Nella scuola secondaria di secondo grado sono previste eccezioni per l'uso didattico esplicitamente autorizzato dal docente, secondo il regolamento di istituto.

L'ambito applicativo comprende anche i dispositivi personali usati in ottica BYOD (Bring Your Own Device) quando la scuola non fornisce strumenti propri: in questo caso l'uso è consentito nei tempi e nei modi previsti dalla programmazione didattica e dalle indicazioni del docente in aula. Il divieto generale non riguarda gli studenti con disabilità che utilizzano dispositivi come strumenti compensativi previsti dal PEI, né gli usi legati a specifiche esigenze di salute.

Un profilo importante è la custodia del dispositivo durante le ore di lezione: alcune scuole adottano portacellulari all'ingresso dell'aula, altre lasciano il dispositivo in modalità silenziosa nello zaino. La circolare non impone una modalità specifica: l'istituto decide nel proprio regolamento, garantendo tutela dei beni personali degli studenti e uniformità della prassi tra le classi.

Chat WhatsApp docenti-alunni e docenti-genitori: cosa è ammesso

Il Garante per la protezione dei dati personali è più volte intervenuto sul tema delle chat tra docenti e alunni o docenti e genitori. Il principio guida è la separazione tra canali istituzionali e canali personali: le comunicazioni ufficiali tra scuola e famiglie passano dal registro elettronico, dalla piattaforma di istituto, dalla PEC e dagli avvisi ufficiali, non da messaggi privati su servizi di messaggistica personali del docente.

Il docente può, in casi specifici e concordati con la scuola, utilizzare canali digitali istituzionali per comunicazioni didattiche (per esempio, gruppi di classe gestiti dalla piattaforma didattica dell'istituto), a condizione che il trattamento dei dati sia coerente con l'informativa privacy comunicata alle famiglie e con la base giuridica del trattamento (esercizio di pubblici poteri). L'uso di gruppi WhatsApp personali gestiti dal docente è invece sconsigliato dal Garante perché espone dati personali di minori senza garanzie adeguate.

Le famiglie possono creare gruppi WhatsApp autonomamente tra genitori: in questo caso la scuola non ha responsabilità diretta, ma può richiamare nel patto di corresponsabilità il rispetto della riservatezza sulle informazioni scolastiche condivise, in particolare quelle relative a valutazioni, salute o dinamiche di classe.

Come costruire la policy social di istituto: sezioni essenziali

Una policy social di istituto ben strutturata comprende quattro sezioni chiave. La prima disciplina l'uso degli smartphone nelle diverse aree della scuola (aule, corridoi, mensa, palestra, gite), distinguendo per ordine di scuola e riportando le motivazioni normative con i riferimenti a circolari MIM e statuto delle studentesse e degli studenti (DPR 249/1998).

La seconda sezione regola foto, video e registrazioni: divieto di riprese non autorizzate di studenti, docenti e personale durante le attività scolastiche, uso di immagini istituzionali solo con consenso delle famiglie (per i minori), gestione dei materiali prodotti in aula. La terza sezione definisce i canali di comunicazione ufficiali tra scuola, docenti e famiglie e l'uso ammesso della messaggistica.

La quarta sezione stabilisce le sanzioni proporzionate alle violazioni, coerenti con il regolamento di disciplina: dal richiamo verbale alla nota disciplinare, dalla sospensione all'attivazione dei percorsi educativi previsti dallo statuto. Le sanzioni devono essere graduate, motivate e comunicate per iscritto alla famiglia, con possibilità di contraddittorio.

Immagine generata con AI a partire da brief editoriale Spaggiari, senza rappresentare persone reali.

Regolamento, patto di corresponsabilità e delibere: chi decide cosa

La policy social non vive isolata: si integra con il regolamento di istituto (deliberato dal Consiglio di Istituto), con il patto di corresponsabilità (accettato dalla famiglia all'atto dell'iscrizione) e con le indicazioni del Collegio dei Docenti sulle scelte didattiche. La costruzione del testo è un processo partecipato: docenti, genitori, studenti (dove previsto) e personale ATA contribuiscono alla stesura.

I tempi ordinari collocano la delibera entro ottobre: il Collegio dei Docenti esamina le indicazioni didattiche sulle policy digitali, il Consiglio di Istituto approva regolamento e policy con parere dei genitori e degli studenti (nella secondaria di secondo grado). La comunicazione alle famiglie avviene tramite pubblicazione all'albo, invio via registro elettronico e allegato al patto di corresponsabilità sottoscritto all'iscrizione.

Il coinvolgimento delle famiglie è particolarmente importante: la policy digitale ha effetti quotidiani sulla vita degli studenti e la trasparenza sulle motivazioni riduce contenziosi. La scuola può prevedere un incontro dedicato all'inizio dell'anno per illustrare le scelte alle famiglie e raccogliere osservazioni.

Cyberbullismo e responsabilità della scuola dopo la Legge 71/2017

La Legge 71/2017 ha introdotto in Italia una disciplina specifica per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nella scuola. Ogni istituto nomina un docente referente per il cyberbullismo, che coordina le attività educative, gestisce le segnalazioni e mantiene i rapporti con gli enti territoriali competenti (servizi sociali, autorità di pubblica sicurezza, associazioni specializzate).

La procedura ordinaria in caso di segnalazione prevede un colloquio riservato con lo studente e la famiglia, la raccolta della documentazione (screenshot, testimonianze), la valutazione della gravità e l'attivazione delle misure educative e disciplinari previste dal regolamento. Nei casi più gravi la scuola coinvolge le autorità competenti, ferma restando la tutela della riservatezza sui minori coinvolti.

Il collegamento con le policy digitali di istituto è evidente: prevenire il cyberbullismo passa dalla formazione degli studenti sull'uso responsabile di smartphone e social, dalla trasparenza sulle sanzioni e dalla presenza di canali di segnalazione riservati (indirizzo email dedicato, colloqui con il referente). Anche il ruolo degli animatori digitali è centrale nella programmazione delle attività di educazione digitale in classe.

Errori frequenti nelle policy e cosa fare quando un caso arriva in cronaca

Alcuni errori ricorrenti indeboliscono la tenuta delle policy digitali e vale la pena riconoscerli in anticipo.

Errore: adottare una policy troppo generica senza distinguere ordini di scuola e situazioni

Una policy che tratta allo stesso modo primaria, secondaria di primo grado e secondaria di secondo grado non regge alla prova dei fatti: le esigenze educative, la responsabilità individuale degli studenti e le eccezioni didattiche cambiano radicalmente. Cosa fare: articolare le sezioni per ordine di scuola e per contesto (aula, corridoi, mensa, gite), motivando le scelte con richiami normativi.

Un secondo errore ricorrente è la mancata comunicazione preventiva alle famiglie: la policy deliberata a settembre e comunicata solo con avviso sul registro rischia di essere percepita come imposizione. Un incontro dedicato ad inizio anno o un allegato al patto di corresponsabilità firmato dai genitori evita malintesi.

Un terzo errore riguarda la gestione della crisi quando un caso arriva in cronaca (video pubblicato da uno studente, denuncia di una famiglia, articolo di stampa). La scuola dovrebbe avere una procedura interna: chi risponde ai giornalisti (di norma il DS o un delegato), che informazioni fornire (nel rispetto della tutela dei minori), come coordinarsi con l'Ufficio Scolastico Regionale. Comunicare senza una linea condivisa amplifica i rischi reputazionali.

Una policy digitale efficace nasce da comunicazioni istituzionali tracciabili e da regole chiare condivise con le famiglie. Con la Segreteria Digitale di Spaggiari e il registro elettronico ClasseViva, la scuola invia informative e patti di corresponsabilità direttamente alle famiglie, con firma digitale integrata.

Domande frequenti sulla policy scuola per social e smartphone 2026/27

Posso obbligare uno studente a spegnere lo smartphone in classe?

Sì: le circolari MIM e il regolamento di istituto prevedono il divieto d'uso dello smartphone durante le attività didattiche alla scuola secondaria di primo grado e limitazioni alla secondaria di secondo grado. In caso di violazione si applicano le sanzioni graduate previste dal regolamento di disciplina, con contraddittorio e informativa alla famiglia.

I docenti possono usare WhatsApp con i genitori?

Il Garante privacy raccomanda la separazione tra canali istituzionali (registro, piattaforma di istituto, PEC) e canali personali. WhatsApp gestito personalmente dal docente non è il canale raccomandato per le comunicazioni ufficiali; se usato, i dati dei minori vanno tutelati e il docente deve verificare la coerenza con l'informativa privacy della scuola.

Chi risponde se uno studente pubblica un video di un compagno o di un docente?

La responsabilità è dello studente autore (o del genitore, in caso di minore); la scuola interviene con le sanzioni educative e disciplinari previste dal regolamento e dalla Legge 71/2017 sul cyberbullismo. Il soggetto ripreso può presentare segnalazione al Garante privacy o denuncia in sede giudiziaria per la tutela dei propri diritti.

Cosa succede se un docente ha uno studente tra i propri contatti social?

La prassi raccomandata è di evitare relazioni social personali tra docenti e studenti dell'istituto in cui il docente insegna, per prevenire situazioni di ambiguità o abuso di ruolo. Non esiste un divieto normativo generale, ma i codici deontologici e le linee guida delle scuole raccomandano una netta separazione tra vita professionale e privata sui social.

C'è un'età minima per iscriversi ai social?

Il GDPR fissa l'età di 16 anni come soglia per il consenso al trattamento dei dati per servizi della società dell'informazione, con possibilità per gli Stati di abbassarla fino a 13 anni. In Italia il decreto legislativo di adeguamento fissa la soglia a 14 anni. Sotto tale età il consenso è espresso o autorizzato dai genitori.

Ci sono sanzioni per la scuola se non ha una policy digitale?

Non esiste una sanzione diretta legata alla mancanza di una policy specifica, ma la scuola resta esposta a contestazioni sul piano organizzativo e privacy in caso di incidenti (violazione dati, cyberbullismo, uso improprio di immagini). Avere una policy chiara, deliberata e comunicata riduce il rischio di responsabilità organizzativa in caso di crisi.

Come si gestisce un video virale che coinvolge studenti della scuola?

La scuola attiva la procedura interna di gestione crisi: valutazione del caso con DS e referente cyberbullismo, contatto con le famiglie coinvolte, eventuale segnalazione all'autorità giudiziaria o al Garante, comunicazione istituzionale coordinata con l'USR. La tutela dei minori coinvolti è prioritaria rispetto ad ogni altra considerazione.

Il patto di corresponsabilità può includere obblighi sui social?

Sì: il patto di corresponsabilità (DPR 235/2007) può includere richiami all'uso responsabile di smartphone e social e all'accettazione della policy di istituto. La firma della famiglia all'iscrizione rende esigibili le regole condivise; le violazioni ricadono nel sistema disciplinare della scuola.

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Da anni Spaggiari accompagna scuole, docenti, DSGA e famiglie con soluzioni digitali per registro elettronico, comunicazioni istituzionali, patti di corresponsabilità e privacy. Con studenti attivi in 122 Paesi, il gruppo lavora ogni giorno per rendere la scuola più semplice per chi la vive.

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