Spaggiari - News

DSA e BES nel 2026: cosa è cambiato, cosa manca ancora e come il digitale può fare la differenza

Scritto da Gruppo Spaggiari Parma | 09/04/26 7.00

Un quadro normativo in evoluzione: dalla Legge 170 al Progetto di Vita

Quando nel 2010 il Parlamento italiano approvò la Legge 170, il mondo della scuola accolse con sollievo il primo riconoscimento formale dei Disturbi Specifici dell'Apprendimento. Per la prima volta, dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia entravano nel lessico giuridico italiano, aprendo la strada a strumenti compensativi e misure dispensative che avrebbero cambiato la vita scolastica di milioni di studenti. Due anni dopo, la Direttiva Ministeriale del 27 dicembre 2012 ampliò ulteriormente il perimetro dell'inclusione, introducendo la categoria dei Bisogni Educativi Speciali e riconoscendo che le difficoltà di apprendimento potevano derivare anche da svantaggio socio-economico, linguistico e culturale.

Nel 2026, il quadro normativo si è arricchito di strumenti fondamentali. Il D.Lgs. 66/2017, corretto dal D.Lgs. 96/2019, ha riformato profondamente il sistema dell'inclusione scolastica, introducendo il Profilo di Funzionamento basato sul modello bio-psico-sociale dell'ICF e ridisegnando i Gruppi di Lavoro Operativo (GLO). Il recentissimo D.Lgs. 62/2024 ha compiuto un ulteriore passo avanti con l'introduzione del "Progetto di Vita" individuale e partecipato, mettendo al centro i desideri e le aspirazioni della persona. E la Legge 106/2024 ha finalmente affrontato il nodo della continuità didattica nel sostegno, consentendo la conferma del docente supplente.

Eppure, nonostante questo impianto normativo tra i più avanzati d'Europa, la distanza tra il diritto scritto e la pratica quotidiana nelle aule italiane resta significativa.

I numeri dell'inclusione: una fotografia in chiaroscuro

Secondo i dati più recenti del Ministero dell'Istruzione e del Merito, gli studenti con disabilità certificata nelle scuole italiane superano i 331.000, un dato che cresce costantemente di anno in anno. A questi si aggiungono centinaia di migliaia di alunni con DSA certificati e un numero ancora più vasto — e per definizione meno tracciabile — di studenti con Bisogni Educativi Speciali individuati dai consigli di classe su base pedagogica.

L'Eurispes ha rilevato che il 41% degli alunni con disabilità utilizza apparecchi informatici e multimediali per la personalizzazione della didattica, mentre il 31% si avvale di software didattici specifici. Il 73% delle scuole primarie e secondarie dispone di postazioni informatiche adattate, con punte dell'81% in Emilia-Romagna e nella Provincia autonoma di Trento. Tuttavia, il 7,3% degli studenti che ne avrebbe bisogno non dispone ancora degli strumenti necessari.

Il Rapporto Istat sull'inclusione scolastica evidenzia un altro dato significativo: dalla presenza al di fuori della classe delle postazioni informatiche adattate si è progressivamente passati alla loro collocazione in aula, con un incremento dal 37,1% al 47,6% delle scuole tra il 2018 e il 2023. Un segnale positivo, ma ancora insufficiente per garantire una piena didattica inclusiva.

Il Piano Didattico Personalizzato: da documento burocratico a strumento vivo

Il PDP rappresenta il cuore dell'inclusione per gli studenti con DSA e BES. La sua compilazione, prevista dalla normativa, dovrebbe tradursi in un patto educativo tra scuola, famiglia e — quando possibile — lo studente stesso. In teoria, ogni PDP dovrebbe contenere l'analisi delle difficoltà specifiche, gli obiettivi didattici personalizzati, le strategie metodologiche, gli strumenti compensativi, le misure dispensative e le modalità di verifica e valutazione adeguate.

Nella pratica, troppo spesso il PDP si riduce a un adempimento formale: moduli precompilati con crocette standard, aggiornati una volta all'anno e dimenticati nei cassetti della segreteria. La vera sfida del 2026 è trasformare il PDP in un documento dinamico, aggiornato in tempo reale, condiviso tra tutti i docenti del consiglio di classe e monitorato nel suo impatto effettivo sull'apprendimento dello studente.

Ed è proprio qui che il digitale può fare una differenza sostanziale. Piattaforme come ClasseViva, utilizzata quotidianamente da 4,5 milioni di utenti, consentono di integrare il PDP nel flusso di lavoro quotidiano del docente, rendendo visibili gli adattamenti previsti direttamente nel registro elettronico e facilitando la comunicazione tra tutti gli attori coinvolti.

Strumenti compensativi digitali: dalla sintesi vocale all'intelligenza artificiale

Gli strumenti compensativi digitali hanno fatto passi da gigante rispetto ai primi software di sintesi vocale degli anni Duemila. Oggi lo scenario tecnologico offre possibilità che solo pochi anni fa apparivano futuristiche. La piattaforma Scuola Futura del Ministero ha recentemente ospitato corsi specifici sulla didattica digitale per DSA, con moduli dedicati all'Universal Design for Learning (UDL) e all'uso dell'intelligenza artificiale come tutor personalizzato.

Le tecnologie oggi disponibili includono software di videoscrittura con correttore predittivo, OCR per trasformare il cartaceo in digitale, riconoscimento vocale per la dettatura, strumenti per annotare PDF, audiolibri, calcolatrici parlanti e, soprattutto, piattaforme di intelligenza artificiale capaci di adattare i contenuti al livello dello studente. Come evidenziato da Anastasis, cooperativa sociale specializzata in tecnologie per l'apprendimento, l'IA può fungere da tutor paziente che interroga, genera esercizi di ripasso con correzione automatica e crea immagini a supporto dello studio.

Le Aule Virtuali Plus di Spaggiari rappresentano un ambiente in cui queste tecnologie possono essere integrate nella didattica quotidiana, offrendo spazi di apprendimento flessibili e personalizzabili dove ogni studente può accedere ai materiali con le modalità più adatte alle proprie esigenze. Il Percorso AI e Didattica Innovativa offre inoltre formazione specifica ai docenti su come integrare l'intelligenza artificiale nella didattica inclusiva.

Cosa manca ancora: formazione, continuità, risorse

Nonostante i progressi normativi e tecnologici, permangono criticità strutturali che impediscono all'inclusione di passare dalla teoria alla pratica quotidiana.

La formazione dei docenti resta il nodo più critico. Troppi insegnanti curricolari si sentono impreparati a gestire la complessità di una classe con studenti DSA e BES, delegando di fatto l'inclusione al solo docente di sostegno. Le Linee Guida del 2011 già sottolineavano la corresponsabilità di tutto il personale scolastico, ma nella pratica questo principio fatica a tradursi in azione.

La continuità didattica rappresenta un'altra ferita aperta. Nonostante la Legge 106/2024 abbia introdotto la possibilità di confermare il docente supplente di sostegno, il turnover resta elevato: ogni anno migliaia di studenti con disabilità cambiano insegnante di riferimento, perdendo la relazione educativa costruita nei mesi precedenti e dovendo ricominciare da capo il percorso di fiducia e conoscenza reciproca.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) ha lanciato un appello al Ministro Valditara proponendo l'istituzione di Livelli Essenziali di Accessibilità Digitale scolastica, un Fondo nazionale permanente per le tecnologie inclusive e l'introduzione di una nuova figura professionale: il referente per l'accessibilità e l'inclusione digitale d'istituto. Proposte concrete che meritano attenzione e che indicano la direzione da seguire.

Il digitale come ponte, non come barriera

Il Rapporto EdTech 2026 dell'Osservatorio Proxima sull'EdTech evidenzia un dato eloquente: circa il 97% delle scuole italiane ha avviato iniziative legate all'introduzione di strumenti digitali. Il Piano Scuola 4.0, con i suoi 2,1 miliardi di euro nell'ambito della Missione 4 del PNRR, sta trasformando gli ambienti di apprendimento e i laboratori tecnologici.

Tuttavia, come sottolinea il CNDDU, il rischio è che il digitale diventi una nuova barriera anziché un ponte. Quasi la metà degli istituti lamenta dotazioni informatiche inadeguate, e la discrezionalità locale nella scelta e nell'implementazione degli strumenti crea disparità territoriali inaccettabili. La sfida non è solo tecnologica, ma culturale: occorre passare da una logica di compensazione — "ti do un aiuto perché ti manca qualcosa" — a una logica di potenziamento — "ti do uno strumento perché tu possa esprimere tutto quello che hai".

In questo contesto, piattaforme integrate come la Segreteria Digitale di Spaggiari permettono di gestire in modo centralizzato la documentazione relativa all'inclusione, dai PDP alle certificazioni, garantendo accessibilità e tracciabilità. La formazione continua offerta da ItaliaScuola.it supporta dirigenti e docenti nell'aggiornamento normativo e metodologico, mentre Scuola.net offre risorse didattiche gratuite e percorsi educativi accessibili a tutte le scuole.

Storie di buona scuola: quando l'inclusione funziona davvero

Esistono realtà scolastiche italiane dove l'inclusione non è uno slogan ma una pratica quotidiana, costruita con competenza, dedizione e strumenti adeguati. Scuole dove il PDP viene discusso collegialmente a ogni consiglio di classe, dove i docenti curricolari padroneggiano gli strumenti compensativi digitali e li integrano nella didattica ordinaria, dove la tecnologia è al servizio della persona e non viceversa.

In queste scuole, lo studente con DSA che utilizza la sintesi vocale durante la verifica non è "quello diverso": è semplicemente uno studente che usa gli strumenti più adatti a sé, in una classe dove ciascuno ha i propri. Il principio dell'Universal Design for Learning — progettare fin dall'origine per tutti, anziché adattare a posteriori per qualcuno — si traduce in ambienti di apprendimento flessibili dove la diversità è ricchezza e non ostacolo.

Le scuole che ottengono i migliori risultati nell'inclusione condividono alcune caratteristiche comuni: una dirigenza che investe nella formazione, un corpo docente che lavora in squadra, una comunicazione trasparente con le famiglie e l'adozione di piattaforme digitali integrate che facilitano il coordinamento e il monitoraggio.

Orientamento e transizioni: non dimenticare il dopo-scuola

Un aspetto spesso trascurato dell'inclusione riguarda le transizioni tra ordini di scuola e l'orientamento verso il mondo del lavoro. Per uno studente con DSA o BES, il passaggio dalla primaria alla secondaria di primo grado, e poi alla secondaria di secondo grado, può rappresentare un momento di fragilità estrema se non accompagnato da una trasmissione efficace delle informazioni e delle strategie didattiche consolidate.

Strumenti come WonderWhat di Spaggiari, dedicato all'orientamento e ai PCTO, possono supportare gli studenti con BES e DSA nella scoperta delle proprie attitudini e nella costruzione di percorsi formativi e professionali coerenti con le proprie potenzialità. Allo stesso modo, ClasseViva Infanzia accompagna il segmento educativo 0-6 anni, dove l'individuazione precoce delle difficoltà di apprendimento può fare la differenza tra un intervento tempestivo ed efficace e un ritardo che si trascina per tutto il percorso scolastico.

Il 2026 come anno di svolta: cosa serve davvero

Il 2026 può essere l'anno della svolta per l'inclusione scolastica in Italia, a patto che si agisca su più fronti contemporaneamente. Servono investimenti strutturali nella formazione dei docenti curricolari, non solo di quelli di sostegno. Serve garantire la continuità didattica come diritto, non come eccezione. Serve superare la logica dei finanziamenti una tantum per costruire un sistema di supporto tecnologico permanente e aggiornato.

Serve, soprattutto, un cambio di paradigma culturale: l'inclusione non è un costo, ma un investimento nel futuro della società. Ogni studente con DSA o BES che riesce a esprimere il proprio potenziale grazie a strumenti adeguati è un cittadino in più che contribuirà attivamente alla comunità. E la tecnologia, se progettata con intelligenza e utilizzata con consapevolezza, può essere l'alleata più potente in questo percorso.

La buona scuola italiana esiste già, in centinaia di istituti che ogni giorno dimostrano che l'inclusione è possibile e che il digitale può fare la differenza. La sfida è trasformare queste eccellenze in standard, perché il diritto all'apprendimento non dipenda dal codice di avviamento postale.