C'è un gesto, all'origine di tutto: qualcuno che nel 1926, a Parma, traccia un segno su un foglio e decide che quel segno vale la pena di essere registrato. Cento anni dopo, Gruppo Spaggiari Parma torna a quel gesto per raccontare cosa significa restare fedeli a un'identità mentre tutto, intorno, cambia. Il nuovo logo nasce da qui: un contenitore dagli angoli arrotondati, la stessa grammatica visiva di un'icona digitale, che racchiude al centro il segno di un pennino. Non è un'illustrazione decorativa — è la sintesi di tre idee che si intrecciano da un secolo: origine, continuità, trasformazione digitale.
In breve
- Il nuovo logo racchiude in un contenitore a forma di icona digitale il segno di un pennino, richiamo diretto al primo logo disegnato da Franco Maria Ricci nel 1926.
- Debutta in occasione dei cento anni dell'azienda, con un evento al Labirinto della Masone — la stessa firma, Franco Maria Ricci, dietro entrambi i progetti.
- Parma resta il punto da cui tutto parte, anche mentre il brand guarda a una dimensione sempre più internazionale.
- Cambia il linguaggio visivo, non la missione: accompagnare la scuola italiana restava vero nel 1926, resta vero oggi.
Perché tornare al pennino proprio nell'anno dei cento anni?
Il primo logo di Spaggiari è disegnato da Franco Maria Ricci, un logo che parla la lingua del suo tempo: un semicerchio, un arcobaleno, un pennino che traccia il primo segno. Da lì parte tutto — non solo un'azienda, ma un modo di stare al fianco della scuola italiana che nei decenni cambierà forma decine di volte senza mai perdere la sostanza.
Cento anni sono tanti per continuare a essere la stessa cosa, e sono anche il momento in cui viene naturale chiedersi cosa, di quel primo gesto, meriti di restare. Gruppo Spaggiari Parma risponde riportando il pennino al centro — non come citazione nostalgica, ma come dichiarazione: l'innovazione più vera non è quella che rompe con l'origine, è quella capace di leggerla, interpretarla, e trasformarla in qualcosa che parla anche al presente.
Cosa racconta davvero il nuovo contenitore digitale?
Il pennino, da solo, sarebbe rimasto un ricordo. Chiuso dentro un contenitore che ha la forma e la grammatica di un'icona — angoli arrotondati, proporzioni pensate per uno schermo — diventa qualcos'altro: il segno di scrittura che vive oggi dentro un ecosistema fatto di piattaforme cloud, applicazioni mobile, strumenti di intelligenza artificiale. Non più un tratto isolato su un foglio, ma una traccia condivisa, sincronizzata, accessibile da qualsiasi dispositivo.
Ogni registro, ogni libretto, ogni piattaforma che porta il nome Spaggiari è un prolungamento di quella prima linea tracciata nel 1926 — cambiano gli strumenti, dalla penna alla macchina da scrivere, dal computer al tablet, ma resta identica la funzione: fissare un segno, dargli valore, renderlo utile a chi lo usa ogni giorno in una scuola. Il nuovo logo non nasconde questa storia dentro un'estetica più aggiornata: la mette in mostra, dichiarando che dietro ogni interfaccia c'è ancora qualcuno che scrive e decide cosa conta davvero.
Non è un dettaglio da poco, per chi lavora ogni giorno dentro una segreteria scolastica o davanti a un registro digitale. Sapere che uno strumento nasce da un gesto pensato, non da un algoritmo anonimo, cambia il modo in cui ci si rapporta alla tecnologia: la si percepisce come un'estensione del proprio lavoro, non come una sostituzione. È questo, forse, il significato più profondo del contenitore che oggi racchiude il pennino — non un packaging più moderno, ma la conferma che dietro la scuola digitale continua a esserci la stessa attenzione artigianale che cento anni fa guidava la mano di chi disegnava un registro con le alette.

Perché Parma resta il centro della storia, anche mentre il brand si allarga?
Ci sono aziende che, crescendo, si allontanano dal luogo che le ha viste nascere. Gruppo Spaggiari Parma ha scelto la strada opposta: più si espande, più la radice parmense diventa il punto fermo da cui tutto continua a partire. Non è un vincolo geografico — è la sorgente a cui tornare ogni volta che serve capire chi si è, prima di decidere dove andare.
Per questo l'evento dei cento anni non poteva svolgersi in un luogo neutro. Il Labirinto della Masone porta la firma di Franco Maria Ricci — lo stesso nome che, un secolo fa, disegnò il primo logo Spaggiari. Non è una coincidenza da manuale di marketing: è un modo di dire che il ritorno all'origine, per essere vero, ha bisogno di uno spazio che quell'origine la racconti davvero, con la sua stratificazione, la sua cultura, la sua capacità di far perdere e ritrovare chi lo attraversa.
Come si racconta un secolo in un solo evento?
Chi è entrato nel Labirinto della Masone per i cento anni di Gruppo Spaggiari Parma ha attraversato, senza forse accorgersene subito, tre storie che si intrecciano: quella dell'Italia, quella della scuola italiana, quella dell'azienda. Si toccano in ogni punto in cui il cambiamento è stato riconosciuto, capito, affrontato — è lì, in quei punti di contatto, che si misura davvero cosa significhi restare rilevanti per cento anni.
L'attraversamento del labirinto è pensato come una piccola perdita di orientamento, non casuale: serve a condurre le persone verso un momento di ritrovo, di riconnessione, che si scioglie poi nella condivisione di una cena pensata sui sapori del territorio parmense. Anche il video che presenta il nuovo logo segue lo stesso filo narrativo — parte dal 1926, attraversa un secolo di trasformazioni, arriva al presente, e si apre infine a una proiezione internazionale: l'espansione naturale di un segno nato in Italia e diventato capace di parlare al mondo.
Cosa cambia e cosa resta, dopo cento anni?
| Cosa non cambia | Cosa cambia |
|---|---|
| La missione: stare al fianco della scuola italiana | Il linguaggio visivo con cui il brand si presenta |
| La radice a Parma, sorgente del brand | L'ecosistema in cui quel segno vive oggi: cloud, app, intelligenza artificiale |
| Il gesto di chi scrive e decide cosa ha valore | Gli strumenti con cui quel gesto si compie |
| Il legame con la storia della scuola italiana | La proiezione internazionale del brand |
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Domande frequenti
Perché Gruppo Spaggiari Parma ha scelto proprio i cento anni per cambiare logo?
Perché un secolo di storia è il momento naturale per chiedersi cosa, di un'identità, meriti di restare visibile. Il nuovo logo nasce come risposta a questa domanda, non come un restyling qualsiasi.
Cosa rappresenta davvero il contenitore che racchiude il pennino?
È pensato con la grammatica visiva di un'icona digitale — angoli arrotondati, proporzioni da schermo — per dire che il segno della scrittura, oggi, vive dentro un ecosistema fatto di piattaforme cloud, app e intelligenza artificiale, non solo su carta.
Che legame c'è tra il Labirinto della Masone e la storia di Spaggiari?
Entrambi portano la firma di Franco Maria Ricci: il Labirinto è la sua opera più nota, il primo logo Spaggiari del 1926 è un suo progetto meno conosciuto ma altrettanto fondativo per il brand.
Il nome dell'azienda cambia insieme al logo?
No, resta Gruppo Spaggiari Parma: a cambiare è il linguaggio visivo, non l'identità né la missione dell'azienda.
Chi usa già i prodotti Spaggiari, come ClasseViva, deve aspettarsi cambiamenti?
Nessun cambiamento operativo: il nuovo logo riguarda l'identità visiva del brand, non le funzionalità delle piattaforme già in uso nelle scuole.
Dove si può vedere il video di presentazione del nuovo logo?
È stato presentato durante l'evento del centenario e racconta il percorso dell'azienda dal 1926 a oggi attraverso il tema del segno e della scrittura.




