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Redazione Spaggiari06/11/26, 09:027 min di lettura

Biblioteca scolastica e promozione della lettura: cosa prevede la legge 15/2020

Risposta rapida

La legge 15/2020 chiede alle scuole di ogni ordine e grado di promuovere la lettura come momento qualificante del percorso didattico. Gli uffici scolastici regionali individuano con bandi, nelle reti di ambito, una scuola polo per il servizio bibliotecario scolastico, che può favorire la collaborazione con le biblioteche del territorio e formare il personale che gestisce le biblioteche scolastiche. Le scuole possono partecipare anche ai patti locali per la lettura.

La legge 13 febbraio 2020, n. 15, "Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura", indica che cosa devono fare le scuole, chi coordina il servizio bibliotecario a livello di rete e in che modo la scuola entra nelle politiche per la lettura del territorio.

Questa guida si basa sul testo della legge 15/2020 pubblicato su Normattiva, con particolare attenzione agli articoli 1, 2, 3 e 5. Non riporta gli importi dei fondi né le iniziative attuative, che dipendono da provvedimenti successivi.

Angolo lettura di una biblioteca scolastica con cuscini colorati, scaffali bassi e libri aperti su un tavolino
Immagine generata con AI a partire da brief editoriale Spaggiari, senza rappresentare persone reali.

Cosa prevede la legge 15/2020 per la scuola?

La legge parte da un principio generale. Secondo l'art. 1, la Repubblica, in attuazione degli articoli 2, 3 e 9 della Costituzione, favorisce e sostiene la lettura come mezzo per lo sviluppo della conoscenza, la diffusione della cultura, la promozione del progresso civile, sociale ed economico della Nazione, la formazione e il benessere dei cittadini. Stato, regioni ed enti territoriali contribuiscono secondo il principio di leale collaborazione.

Per la scuola la disposizione centrale è l'art. 5, intitolato "Promozione della lettura a scuola". Il comma 1 stabilisce che le scuole statali e non statali di ogni ordine e grado, nell'ambito dell'autonomia loro riconosciuta, promuovono la lettura come momento qualificante del percorso didattico ed educativo degli studenti e come strumento di base per l'esercizio del diritto all'istruzione e alla cultura nella società della conoscenza.

La norma non fissa un modello unico: affida a ciascuna scuola, dentro la propria autonomia, il compito di dare spazio alla lettura nel percorso educativo. È un'indicazione che si collega alla progettazione didattica dell'istituto, come raccontato nell'articolo sul curricolo verticale nelle nuove Indicazioni nazionali.

Che cos'è la scuola polo per il servizio bibliotecario?

L'art. 5, comma 2, introduce la figura della scuola polo. Al fine di promuovere la lettura a scuola, gli uffici scolastici regionali individuano, attraverso appositi bandi, nelle reti tra istituzioni scolastiche del medesimo ambito territoriale previste dall'art. 1, comma 70, della legge 13 luglio 2015, n. 107, la scuola che opera come "polo responsabile del servizio bibliotecario scolastico di ogni ordine e grado".

Secondo il comma 3, ciascuna scuola polo può:

  • promuovere la collaborazione tra le scuole della rete e quelle del territorio, con particolare riferimento alle biblioteche di pubblica lettura e alle altre istituzioni o associazioni culturali, per promuovere la lettura tra i giovani. I progetti possono essere realizzati anche con i materiali delle Teche della RAI;
  • organizzare la formazione per il personale delle scuole della rete impegnato nella gestione delle biblioteche scolastiche.

Per queste attività la scuola polo si avvale delle eventuali risorse rese disponibili per l'attuazione dei patti locali per la lettura e di quelle già disponibili a legislazione vigente, comprese quelle relative all'organico dell'autonomia previsto dall'art. 1, comma 65, della legge 107/2015. Quale sia la scuola polo della propria rete si verifica presso l'ufficio scolastico regionale di riferimento.

Cosa sono i patti locali per la lettura e come può partecipare la scuola?

I patti locali per la lettura sono disciplinati dall'art. 3. Comuni e regioni, nell'esercizio della propria autonomia e compatibilmente con l'equilibrio dei rispettivi bilanci, aderiscono al Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura stipulando patti locali. I patti coinvolgono le biblioteche e altri soggetti pubblici, in particolare le scuole, e i soggetti privati del territorio interessati alla promozione della lettura.

Sulla base degli obiettivi generali del Piano e delle specificità territoriali, i patti prevedono interventi per aumentare il numero dei lettori abituali nelle aree di riferimento; gli enti coinvolti possono prevedere specifici finanziamenti. Il Centro per il libro e la lettura provvede al censimento periodico e alla raccolta di dati sull'attuazione dei patti.

Per una scuola, quindi, il patto locale è il canale attraverso cui entrare in rete con il comune, la biblioteca civica e le realtà culturali del territorio. Il primo passo è chiedere al proprio comune se ha stipulato o intende stipulare un patto.

Scuola e lettura. Spaggiari affianca le scuole che usano ClasseViva nell'organizzazione quotidiana della didattica e delle comunicazioni con le famiglie.

Quali finalità del Piano nazionale riguardano la scuola?

Il Piano nazionale d'azione per la promozione della lettura è adottato ogni tre anni con decreto del Ministro competente per i beni culturali, di concerto con il Ministro dell'istruzione, previa intesa in Conferenza unificata (art. 2, comma 1). L'art. 2, comma 3, elenca le finalità di cui si tiene conto nel fissare priorità e obiettivi. Tra quelle più vicine alla scuola:

  • diffondere l'abitudine alla lettura e favorire l'aumento del numero dei lettori, anche attraverso attività programmate di lettura comune;
  • promuovere la frequentazione delle biblioteche e delle librerie;
  • promuovere la dimensione interculturale e plurilingue della lettura nelle istituzioni scolastiche e nelle biblioteche;
  • prevedere interventi mirati per specifiche fasce di lettori e per i territori con più alto tasso di povertà educativa e culturale;
  • favorire la lettura da parte delle persone con disabilità o con disturbi del linguaggio e dell'apprendimento, anche con audiolibri e tecniche del libro parlato;
  • promuovere la dimensione sociale della lettura, con la condivisione dei testi e la partecipazione attiva dei lettori.

Il comma 5 aggiunge che il Piano contiene indicazioni anche per promuovere un circuito culturale integrato per la lettura denominato "Ad alta voce", con la partecipazione delle istituzioni scolastiche, delle biblioteche di pubblica lettura e delle altre istituzioni o associazioni culturali del territorio.

Come organizzare la biblioteca scolastica nell'autonomia?

La legge non stabilisce un modello organizzativo obbligatorio per la biblioteca della singola scuola. Nell'ambito dell'autonomia, l'istituto può decidere come dare attuazione all'art. 5, comma 1: per esempio individuando un referente nell'organizzazione interna, programmando momenti di lettura nel percorso didattico e collegando la biblioteca alla rete di ambito e alla scuola polo.

Per le regole su gratuità e comodato dei testi scolastici è utile la guida sui libri di testo gratuiti e in comodato d'uso.

Errori frequenti e cosa fare se

Errore: pensare che la legge riguardi solo le biblioteche pubbliche

L'art. 5 è dedicato espressamente alla promozione della lettura a scuola. Cosa fare: considerare la lettura parte del percorso didattico ed educativo dell'istituto.

Errore: confondere la scuola polo con ogni scuola della rete. La scuola polo è individuata dall'ufficio scolastico regionale con un bando. Cosa fare: verificare presso l'USR quale scuola svolge questo ruolo nel proprio ambito.

Errore: considerare obbligatoria una specifica figura di bibliotecario. La legge non la prevede per la singola scuola. Cosa fare: definire l'organizzazione interna nell'ambito dell'autonomia.

Errore: aspettare che sia il comune a chiamare la scuola. I patti locali coinvolgono in particolare le scuole. Cosa fare: chiedere al comune se esiste un patto per la lettura e come aderire.

Cosa fare se il personale che gestisce la biblioteca chiede formazione. La formazione può essere organizzata dalla scuola polo. Cosa fare: segnalare il bisogno alla scuola polo della rete.

Domande frequenti

La legge 15/2020 vale anche per le scuole paritarie?

Sì. L'art. 5 riguarda le scuole statali e non statali di ogni ordine e grado.

Chi sceglie la scuola polo per le biblioteche scolastiche?

L'ufficio scolastico regionale, attraverso appositi bandi, nelle reti di ambito previste dalla legge 107/2015.

Che cosa può fare la scuola polo?

Può promuovere la collaborazione con le biblioteche e le realtà culturali del territorio e organizzare la formazione del personale delle biblioteche scolastiche.

Una scuola può partecipare a un patto locale per la lettura?

Sì. I patti stipulati da comuni e regioni coinvolgono biblioteche e altri soggetti pubblici, in particolare le scuole.

Ogni quanto viene adottato il Piano nazionale per la lettura?

Ogni tre anni, con decreto ministeriale, previa intesa in Conferenza unificata.

La legge parla di lettura per studenti con disabilità?

Sì. Tra le finalità del Piano c'è favorire la lettura delle persone con disabilità o disturbi dell'apprendimento, anche con audiolibri.

La scuola deve nominare un bibliotecario?

La legge non lo prevede per la singola scuola: l'organizzazione interna è una scelta dell'istituto.

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