Il Piano di miglioramento è il documento con cui ogni istituzione scolastica traduce le priorità individuate nel Rapporto di autovalutazione in obiettivi operativi, azioni e indicatori. Non è il Piano annuale delle attività, che regola il calendario delle riunioni e degli impegni collegiali (si veda l'articolo dedicato al Piano annuale delle attività 2026/27). Il PdM è lo strumento di governo della qualità e va aggiornato prima del collegio docenti di settembre per essere allegato al PTOF e diventare operativo dal primo giorno di scuola.
Piano di miglioramento 2026/27: cornice normativa e finalità
Il Piano di miglioramento (PdM) è previsto dal DPR 80/2013 sul Sistema nazionale di valutazione e dalla direttiva ministeriale 11/2014, che ha fissato il ciclo RAV-PdM-Rendicontazione sociale. Ha la funzione di rendere verificabili le priorità di miglioramento individuate dall'autovalutazione e di collegarle a obiettivi, azioni, responsabilità e indicatori. È firmato dalla dirigenza scolastica, deliberato dal collegio docenti e dal consiglio di istituto e allegato al PTOF.
La finalità è duplice. Da un lato, orientare le scelte organizzative e didattiche verso i traguardi triennali. Dall'altro, offrire ai portatori di interesse (famiglie, enti locali, INVALSI, USR) un documento trasparente su cosa la scuola intende migliorare, con quali risorse e in che tempi. Le fonti normative e i riferimenti operativi sono raccolti nella sezione dedicata al Sistema nazionale di valutazione del Ministero dell'istruzione e del merito.
Dai risultati RAV al PdM: come collegare priorità e obiettivi
Il PdM non nasce da zero. Nasce dal Rapporto di autovalutazione, che ogni scuola aggiorna sulla piattaforma SNV di INVALSI. Dal RAV si estraggono due o al massimo tre priorità di miglioramento, ciascuna declinata in traguardi triennali misurabili. Per ogni priorità, il PdM definisce gli obiettivi di processo, cioè le leve organizzative e didattiche su cui la scuola intende agire nel triennio.
Il collegamento va reso esplicito. Se una priorità RAV riguarda gli esiti nelle competenze matematiche di base, gli obiettivi di processo possono includere la revisione della progettazione verticale, l'introduzione di prove comuni per classi parallele, la formazione dei docenti su compiti autentici. Ogni obiettivo di processo deve avere un indicatore quantitativo o qualitativo di monitoraggio, altrimenti il PdM diventa un elenco di buone intenzioni non verificabili. Le indicazioni operative aggiornate sono pubblicate sul portale INVALSI nella sezione RAV-PdM.
Struttura del documento: sezioni obbligatorie e opzionali
La struttura del PdM segue il modello messo a disposizione dalla piattaforma INDIRE-INVALSI ed è articolata in sezioni ricorrenti. Le sezioni obbligatorie sono tre: le priorità di miglioramento con i relativi traguardi triennali, gli obiettivi di processo con azioni previste e responsabilità, il piano di monitoraggio con indicatori e tempistiche. Le sezioni possono essere integrate con approfondimenti locali, ma non sostituite.
All'interno di ciascun obiettivo, il documento deve indicare almeno cinque elementi: la descrizione dell'azione, il gruppo di lavoro incaricato, le risorse umane e finanziarie previste, la tempistica di realizzazione, gli indicatori di risultato attesi. Molte scuole aggiungono una sezione sui rischi (cosa può impedire il raggiungimento del traguardo) e sui fattori abilitanti (cosa serve mettere in campo per aumentare la probabilità di successo). È una buona pratica che rende il PdM più realistico. Per il quadro metodologico si può fare riferimento al portale INDIRE, che ospita materiali e casi documentati sulla progettazione strategica.
Indicatori misurabili e tempistiche: come definirli in modo verificabile
Un indicatore è misurabile se soddisfa quattro condizioni: ha un valore di partenza documentato, un valore atteso quantificato, una fonte di rilevazione chiara e una scadenza. Senza uno di questi elementi non è un indicatore, è un desiderio. Gli indicatori del PdM si dividono tipicamente in due famiglie: indicatori di esito (variazione di risultati misurati, ad esempio percentuali di studenti nei livelli medio-alti INVALSI) e indicatori di processo (numero di ore di formazione erogate, numero di dipartimenti coinvolti, materiali prodotti).
La tempistica va articolata su tre orizzonti: annuale, biennale, triennale. Ogni obiettivo di processo deve avere almeno una milestone annuale, così da consentire al collegio e alla dirigenza di verificare, entro giugno, se la traiettoria è in linea con il traguardo triennale. Le tempistiche vanno collegate ai riti collegiali già previsti: dipartimenti disciplinari, consigli di classe, collegi intermedi. Questo evita di sovraccaricare il calendario e integra il monitoraggio nella normale vita organizzativa della scuola. Un ulteriore riferimento operativo è il curricolo verticale in relazione alle nuove Indicazioni nazionali, che spesso alimenta le priorità didattiche del PdM.
Il monitoraggio del Piano di miglioramento diventa più semplice quando i dati sulle azioni e sui risultati intermedi sono raccolti nello stesso ambiente digitale del registro. ClasseViva, il registro elettronico di Spaggiari usato da 4,5 milioni di utenti giornalieri, offre report che aiutano il nucleo interno di valutazione a documentare esiti e processi. Scopri ClasseViva.
Errori frequenti nella stesura del PdM e come evitarli
Il primo errore ricorrente è la moltiplicazione delle priorità. Un PdM con cinque o sei priorità è ingovernabile: la letteratura sulla pianificazione strategica scolastica converge su due priorità, tre al massimo, come soglia realistica per il triennio. Il secondo errore è la formulazione generica dei traguardi, senza indicatori quantitativi. Frasi come "migliorare le competenze linguistiche" non consentono verifica: serve indicare di quanto, entro quando, misurato come.
Il terzo errore è scollegare il PdM dalla programmazione dipartimentale. Se le azioni previste nel PdM non compaiono nella progettazione dei dipartimenti disciplinari, restano lettera morta. Il PdM va discusso nei dipartimenti prima del collegio, non dopo. Il quarto errore è dimenticare la sezione responsabilità: un obiettivo senza un referente identificato tende a non essere raggiunto. Ogni azione del PdM dovrebbe avere un gruppo di lavoro con un coordinatore. La quinta anomalia frequente è la mancata revisione a metà anno: il PdM è un documento vivo, la revisione intermedia (di norma a febbraio) permette di aggiustare la rotta prima che sia troppo tardi.
Cosa fare se il PdM dell'anno precedente non ha centrato gli obiettivi
Se il monitoraggio finale mostra che uno o più traguardi non sono stati raggiunti, il primo passo è distinguere tra due scenari: il traguardo era irrealistico oppure l'azione non ha funzionato. La distinzione richiede l'analisi degli indicatori di processo. Se le azioni previste sono state effettivamente realizzate ma i risultati non sono cambiati, il problema è la teoria del cambiamento: va rivista la leva scelta. Se invece le azioni non sono state realizzate o lo sono state solo in parte, il problema è organizzativo e va corretto sul piano delle risorse e delle responsabilità. In entrambi i casi il nuovo PdM deve documentare la lezione appresa: non è una debolezza, è una prassi virtuosa richiesta dalla direttiva 11/2014.
Prima del collegio docenti: checklist operativa
Prima della delibera del collegio, la dirigenza scolastica dovrebbe verificare cinque punti. Primo, coerenza tra RAV aggiornato e priorità del nuovo PdM. Secondo, presenza di indicatori misurabili per ciascun obiettivo. Terzo, allocazione realistica delle risorse (ore di funzione strumentale, budget MOF, formazione). Quarto, calendario di monitoraggio integrato con dipartimenti e consigli. Quinto, coerenza con il PTOF triennale in corso o in aggiornamento.
Il collegio docenti delibera il PdM su proposta della dirigenza. È buona pratica presentare il documento in due passaggi: una prima riunione informativa a fine agosto con lo staff e le funzioni strumentali PTOF, una seconda al collegio di settembre per la discussione e la delibera. Questo permette di intercettare in tempo osservazioni tecniche e di arrivare alla delibera con un documento condiviso.
Domande frequenti sul Piano di miglioramento 2026/27
Chi predispone il Piano di miglioramento?
La proposta è della dirigenza scolastica, che si avvale del nucleo interno di valutazione (NIV) e delle funzioni strumentali PTOF. Il documento è deliberato dal collegio dei docenti e dal consiglio di istituto e diventa allegato del PTOF.
Ogni quanto va aggiornato il PdM?
Il PdM è triennale ma va rivisto annualmente. La revisione annuale considera i risultati del monitoraggio in itinere e finale, aggiornando obiettivi, azioni e indicatori quando serve.
Il PdM è pubblico?
Sì. Il PdM è pubblicato sul portale Scuola in Chiaro nella scheda della scuola e nella sezione trasparenza del sito istituzionale, come parte integrante del PTOF.
Che differenza c'è tra obiettivo di processo e traguardo?
Il traguardo è il risultato triennale atteso su una priorità del RAV, espresso in modo misurabile. L'obiettivo di processo è la leva organizzativa o didattica che la scuola attiva per raggiungere quel traguardo.
Quante priorità servono nel PdM?
Di norma due, tre al massimo. Moltiplicare le priorità rende ingestibile il monitoraggio e disperde le risorse.
Un obiettivo può non essere raggiunto?
Sì. Il monitoraggio serve proprio a rilevare questi casi e a documentare cosa ha funzionato e cosa no. La direttiva 11/2014 chiede analisi e rendicontazione, non l'illusione del successo continuo.
Il PdM va condiviso con le famiglie?
Il PdM fa parte del PTOF ed è quindi consultabile da studenti, famiglie e comunità. Alcune scuole ne fanno una sintesi divulgativa per il consiglio di istituto e per la comunicazione alle famiglie.
Cosa succede se il PdM non viene deliberato in tempo?
La delibera è necessaria per la validità del PTOF aggiornato. In assenza, l'istituto resta formalmente ancorato all'ultimo PdM approvato: è una situazione da evitare per motivi di trasparenza e di rendicontazione all'USR.
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