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Gruppo Spaggiari Parma13/10/26, 09:026 min di lettura

Prove di evacuazione a scuola 2026/27: piano di emergenza, numero di prove e ruoli

Risposta rapida

Ogni scuola deve avere un piano di emergenza e svolgere prove di evacuazione almeno due volte nel corso dell'anno scolastico, come prevede il punto 12 del D.M. 26 agosto 1992. Il D.Lgs 81/2008 affida al datore di lavoro la designazione degli addetti e le misure di evacuazione. Ruoli, tempi e modalità delle prove li organizza la scuola.

Le prove di evacuazione fanno parte della normale vita scolastica, ma ogni anno sollevano le stesse domande: quante farne, chi le organizza, che cosa devono fare docenti, collaboratori scolastici e studenti. Ecco cosa dicono le norme, distinguendo gli obblighi previsti dal testo da ciò che resta all'organizzazione di ciascun istituto.

Quali norme regolano le prove di evacuazione a scuola?

Il quadro poggia su due riferimenti. Il primo è il decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81, il testo unico sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, che vale anche per le scuole. Il secondo è il D.M. 26 agosto 1992 sulle norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica, disponibile in testo coordinato sul sito dei Vigili del fuoco.

Il D.Lgs 81/2008 stabilisce gli obblighi generali: designare chi si occupa di evacuazione e primo soccorso, adottare le misure per l'evacuazione, informare i lavoratori. Il D.M. 26 agosto 1992 aggiunge una regola specifica per le scuole sul piano di emergenza e sul numero minimo di prove. L'articolo 46 del testo unico collega la prevenzione incendi nei luoghi di lavoro ai decreti attuativi del Ministero dell'interno.

Chi deve predisporre il piano di emergenza?

Il punto 12.0 del D.M. 26 agosto 1992 è chiaro: "Deve essere predisposto un piano di emergenza e devono essere fatte prove di evacuazione". Gli obblighi collegati ricadono sul datore di lavoro. L'articolo 2 del D.Lgs 81/2008 precisa che nelle pubbliche amministrazioni il datore di lavoro è "il dirigente al quale spettano i poteri di gestione": nelle scuole statali questa figura è il dirigente scolastico.

L'articolo 18, comma 1, impone al datore di lavoro di:

  • lettera b): "designare preventivamente i lavoratori incaricati dell'attuazione delle misure di prevenzione incendi e lotta antincendio, di evacuazione dei luoghi di lavoro in caso di pericolo grave e immediato, di salvataggio, di primo soccorso e, comunque, di gestione dell'emergenza";
  • lettera t): adottare le misure necessarie per la prevenzione incendi e l'evacuazione, "adeguate alla natura dell'attività, alle dimensioni dell'azienda o dell'unità produttiva, e al numero delle persone presenti".

Nella pratica il piano si costruisce con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e tiene conto di ogni plesso: un istituto con più sedi ha bisogno di indicazioni specifiche per ciascun edificio.

Quante prove di evacuazione vanno fatte ogni anno?

Il D.M. 26 agosto 1992 fissa un minimo: prove di evacuazione "almeno due volte nel corso dell'anno scolastico". È una soglia minima, non un tetto: la scuola può programmarne di più, per esempio con scenari diversi o in momenti diversi della giornata.

La norma non stabilisce date precise. Molte scuole fanno la prima prova nei primi mesi dell'anno, quando le classi sono nuove e serve far conoscere percorsi e punti di raccolta, e la seconda nella parte centrale o finale. È una scelta organizzativa, da riportare nel piano.

Lo stesso punto 12 aggiunge due regole di esercizio: le vie di uscita "devono essere tenute costantemente sgombre da qualsiasi materiale" ed è vietato compromettere l'apertura dei serramenti delle uscite di sicurezza durante l'attività della scuola, verificandone l'efficienza prima dell'inizio delle lezioni.

Mani che indicano la planimetria di evacuazione appesa accanto a un estintore
Immagine generata con AI a partire da brief editoriale Spaggiari, senza rappresentare persone reali.

Chi fa cosa durante una prova?

L'articolo 43 del D.Lgs 81/2008 chiede al datore di lavoro di informare tutti i lavoratori sulle misure predisposte e sui comportamenti da adottare, e di dare istruzioni perché, in caso di pericolo grave e immediato, possano mettersi al sicuro abbandonando il luogo di lavoro. Su questa base il piano assegna i compiti. Uno schema diffuso è questo:

  • Addetti all'emergenza designati: attivano la procedura, controllano i percorsi, coordinano l'uscita e il raduno.
  • Docenti in servizio: guidano la classe lungo il percorso indicato, portano con sé il registro o l'elenco degli alunni presenti e fanno l'appello al punto di raccolta.
  • Collaboratori scolastici: aprono le uscite, controllano bagni e spazi comuni del proprio settore, segnalano eventuali ostacoli.
  • Studenti apri-fila e chiudi-fila: molte scuole affidano a due studenti per classe il compito di aprire e chiudere la fila. È una prassi organizzativa della scuola, non un obbligo di legge.

Nelle sedi con più plessi i responsabili di plesso hanno spesso un ruolo di raccordo: sul loro perimetro c'è il nostro approfondimento sui responsabili di plesso e le figure di sistema.

Comunicazioni scuola-famiglia. Spaggiari affianca le scuole che usano ClasseViva nell'organizzazione delle comunicazioni quotidiane con docenti, personale e famiglie.

Come si gestiscono alunni e personale con disabilità?

Il piano deve tener conto di tutte le persone presenti, comprese quelle con disabilità motorie, sensoriali o cognitive. In concreto la scuola indica chi assiste ciascuno, quale percorso usare, dove attendere in sicurezza se serve e come comunicare le istruzioni, per esempio con segnali visivi o supporti adatti.

Le procedure dedicate funzionano se vengono provate. Coinvolgere nella prova anche chi assiste, docenti di sostegno, assistenti e collaboratori, permette di verificare tempi e percorsi reali. Sul quadro dell'inclusione scolastica rimandiamo al nostro articolo sui livelli essenziali delle prestazioni per la disabilità.

Errori frequenti e cosa fare se

  • Fare una sola prova. Il minimo previsto dal D.M. 26 agosto 1992 è di due prove nel corso dell'anno scolastico.
  • Piano non aggiornato. Se cambiano classi, spazi o personale, il piano e le planimetrie vanno rivisti.
  • Uscite ingombre. Le vie di uscita vanno tenute sempre sgombre, anche da arredi o materiali temporanei.
  • Personale supplente non informato. Chi entra in servizio durante l'anno deve conoscere procedure e percorsi del proprio plesso.
  • Prova senza verifica finale. Annotare tempi, criticità e assenti all'appello serve a migliorare la prova successiva.
  • Cosa fare se una classe è fuori aula (palestra, laboratorio, uscita in cortile): il piano deve indicare il percorso anche da quegli spazi, e il docente fa l'appello al punto di raccolta più vicino.
  • Cosa fare se le famiglie chiedono informazioni. Una comunicazione breve su date indicative e finalità delle prove aiuta a evitare preoccupazioni inutili.

Domande frequenti

Quante prove di evacuazione deve fare una scuola in un anno?

Almeno due nel corso dell'anno scolastico, secondo il punto 12.0 del D.M. 26 agosto 1992. La scuola può farne di più.

Chi è responsabile del piano di emergenza?

Il datore di lavoro, che nelle scuole statali è il dirigente scolastico, con il supporto del servizio di prevenzione e protezione.

Le date delle prove sono fissate dalla legge?

No. La norma fissa il numero minimo, non le date: il calendario lo decide la scuola.

Gli studenti apri-fila e chiudi-fila sono obbligatori?

No. Sono una prassi organizzativa diffusa, che la scuola può prevedere nel proprio piano.

Le prove vanno annunciate in anticipo?

La norma non lo stabilisce. Molte scuole alternano prove annunciate e prove non annunciate, secondo il proprio piano.

Che cosa deve portare il docente durante l'evacuazione?

Di solito l'elenco degli alunni presenti, per fare l'appello al punto di raccolta. Il dettaglio è indicato nel piano della scuola.

Il piano deve considerare gli alunni con disabilità?

Sì: il piano riguarda tutte le persone presenti e deve indicare chi assiste e quale percorso seguire.

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