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Osservatorio Spaggiari n. 5: l’intelligenza artificiale a scuola
Osservatorio Spaggiari7 novembre 202632 min di lettura

L’intelligenza artificiale a scuola: chi la usa, con quali regole, chi custodisce i dati

Osservatorio Spaggiari · n. 5 · novembre 2026

Nel 2025 un ragazzo italiano su due tra i 16 e i 19 anni ha usato strumenti di intelligenza artificiale generativa, e quattro su dieci lo hanno fatto per studiare. Tra i docenti della secondaria di primo grado la usa uno su quattro, contro più di uno su tre nella media dei Paesi OCSE. Intanto le regole sono cambiate: l’AI Act europeo, la legge italiana 132/2025 e le linee guida del Ministero assegnano alla scuola compiti precisi, a partire dalla tutela dei dati di bambini e ragazzi. Questo numero mette insieme i dati sull’uso, il quadro delle norme e le responsabilità di chi custodisce le informazioni degli studenti.

Dati aggiornati al 7 novembre 2026 Fonti: Eurostat, OCSE TALIS 2024, Regolamento (UE) 2024/1689 e 2026/1744, L. 132/2025, Ministero dell’Istruzione e del Merito, Garante per la protezione dei dati personali Metodo e verifiche

In sintesi

40,5%
ragazzi italiani tra i 16 e i 19 anni che nel 2025 hanno usato l’IA generativa per studiare; nella media UE sono il 49,9%
Eurostat, 2025
47,2%
giovani tra i 16 e i 24 anni che hanno usato l’IA generativa negli ultimi tre mesi: l’Italia è 26ª su 27 Paesi UE (media 63,8%)
Eurostat, 2025
25,4%
docenti della secondaria di primo grado che hanno usato l’IA nell’insegnamento, contro il 36,3% della media OCSE
OCSE, TALIS 2024
69%
docenti che non la usano e dichiarano di non avere le conoscenze per insegnare con l’IA; il 39% indica la mancanza di infrastrutture
OCSE, TALIS 2024
2027
dal 2 dicembre si applicano gli obblighi per i sistemi di IA «ad alto rischio» nell’istruzione, rinviati di sedici mesi dall’Omnibus digitale del 2026
Reg. (UE) 2026/1744

Perché parlarne adesso

L’intelligenza artificiale generativa, quella che scrive testi, risponde a domande, produce immagini e riassume documenti, è entrata nella vita degli studenti più in fretta di qualunque tecnologia precedente. ChatGPT è stato reso pubblico a fine novembre 2022; nel 2025, a meno di tre anni di distanza, l’Eurostat ha potuto misurare per la prima volta in tutti i Paesi europei quante persone la usano e per quali scopi. Il risultato è una fotografia che riguarda direttamente la scuola: la fascia d’età che la usa di più è quella degli studenti, e lo scopo più frequente dopo quello personale è lo studio.

Nello stesso periodo il quadro normativo è cambiato in profondità. Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, l’AI Act (Regolamento UE 2024/1689), classifica come «ad alto rischio» alcuni usi dell’IA proprio nell’istruzione e vieta, dal 2 febbraio 2025, i sistemi che deducono le emozioni delle persone negli istituti scolastici. L’Italia si è data una legge nazionale, la 132 del 23 settembre 2025, che fissa a 14 anni l’età del consenso per l’uso dei sistemi di IA. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha adottato nell’agosto 2025 le prime linee guida per l’introduzione dell’IA nelle scuole, con il parere del Garante per la protezione dei dati personali. Nel luglio 2026 l’Unione europea ha poi rivisto i tempi di applicazione dell’AI Act con l’Omnibus digitale.

Il punto d’incontro tra questi due piani, l’uso reale e le regole, sono i dati personali. Una scuola custodisce informazioni su bambini e ragazzi che vanno dai voti alle certificazioni di disabilità, dalle assenze ai colloqui con le famiglie. Quando uno strumento di IA entra in classe, entra anche in contatto con questi dati, o con quelli che gli studenti inseriscono da soli. Questo numero prova a mettere in fila i fatti: quanto si usa l’IA, chi la usa e per cosa, quali regole valgono oggi e quali dal 2027, e cosa comporta per una scuola essere responsabile del trattamento dei dati dei propri studenti.

Di cosa parliamo. Con «IA generativa» si intendono i sistemi che producono contenuti nuovi (testi, immagini, audio, codice) a partire da una richiesta: chatbot come ChatGPT, Gemini, Copilot o Claude, generatori di immagini, assistenti alla scrittura. L’AI Act usa una definizione più ampia di «sistema di IA», che comprende anche software che valutano, classificano o raccomandano. Le statistiche europee citate in questo numero riguardano l’uso dichiarato di strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi; l’indagine OCSE sui docenti chiede invece se, nell’ultimo anno, l’IA sia stata usata nell’insegnamento o per facilitare l’apprendimento.

Gli studenti: quanto e come usano l’IA

Nel 2025 il 51,9% dei ragazzi italiani tra i 16 e i 19 anni ha usato almeno uno strumento di IA generativa negli ultimi tre mesi; nella media dell’Unione europea la quota è del 66,4%. Allargando lo sguardo a tutti gli studenti, di qualunque età e grado, si arriva al 56,1% in Italia e al 72,0% in Europa. Il dato cala con l’età: tra i 20 e i 24 anni è al 43,2%, tra i 25 e i 54 anni al 22,3%, oltre i 55 anni al 7,7%. Sull’intera popolazione tra i 16 e i 74 anni l’Italia si ferma al 19,9%, contro il 32,7% europeo.

Lo scopo conta quanto la frequenza. L’Eurostat distingue tre usi: personale, per lavoro e per l’istruzione formale, cioè per attività legate a scuola, università o corsi riconosciuti. Tra i 16 e i 19 anni l’uso per lo studio riguarda il 40,5% dei ragazzi italiani, più dell’uso personale (23,9%): per questa fascia d’età l’IA generativa è prima di tutto uno strumento di studio. Lo stesso vale per gli studenti nel loro insieme, che la usano per studiare nel 43,9% dei casi contro il 27,7% di uso personale. In Europa la proporzione è simile, su livelli più alti: 49,9% per lo studio tra i 16 e i 19 anni, 54,6% tra tutti gli studenti.

Due differenze interne aiutano a leggere il dato. La prima riguarda il genere: tra i 16 e i 24 anni le ragazze italiane usano l’IA per studiare più dei ragazzi, 36,0% contro 28,8%, una distanza che si ritrova anche in Europa (43,6% contro 38,5%). La seconda riguarda il livello di istruzione: tra i giovani con un titolo di studio alto l’uso complessivo sale al 59,4%, tra quelli con titolo basso o medio resta intorno al 45-47%. In Italia, quindi, l’IA generativa si diffonde prima tra chi studia di più e più a lungo, e il divario rispetto all’Europa è presente in tutti i gruppi.

Chi usa l’IA generativa in Italia e nell’UE, per età e per scopo, 2025

% di persone che hanno usato strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi

ItaliaUnione europea

Fonte: Eurostat, «Individuals – use of generative AI tools» (isoc_ai_iaiu), 2025. «Per lo studio» = uso per l’istruzione formale. La rilevazione è annuale e il 2025 è il primo anno con questa domanda: la serie storica partirà con i dati 2026.

Vedi i dati del grafico
Persone che hanno usato strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi, per gruppo e scopo, 2025, %. Fonte: Eurostat, isoc_ai_iaiu (indagine sull’uso delle tecnologie dell’informazione presso le famiglie e gli individui, 2025)
GruppoUso, ItaliaUso, UEPer studio, ItaliaPer studio, UEPrivato, ItaliaPrivato, UELavoro, ItaliaLavoro, UE
16-19 anni51,9%66,4%40,5%49,9%23,9%43,3%3,5%9,0%
20-24 anni43,2%61,6%25,3%33,4%25,8%46,6%10,0%22,5%
25-54 anni22,3%38,6%4,0%6,7%15,6%31,1%11,6%21,6%
55-74 anni7,7%12,0%1,1%1,4%5,1%9,5%3,5%5,5%
Studenti56,1%72,0%43,9%54,6%27,7%48,9%6,1%15,3%
Tutti (16-74)19,9%32,7%6,4%9,3%12,8%25,5%8,0%15,4%

L’Italia nel confronto europeo

Nel confronto con gli altri Paesi dell’Unione l’Italia si colloca in fondo alla classifica. Tra i giovani di 16-24 anni è 26ª su 27, con il 47,2%: davanti solo alla Romania (44,1%) e subito dopo la Polonia (49,3%). In testa ci sono Grecia (83,5%), Estonia (82,8%) e Cechia (78,5%). Sulla popolazione adulta la posizione è la stessa, 26ª, con il 19,9%.

Quando si guarda all’uso per lo studio da parte degli studenti la classifica si ricompone in modo meno prevedibile. L’Italia sale al 23° posto con il 43,9%, e tra i Paesi che la seguono c’è la Germania, ultima con il 29,1%, un livello molto lontano dalla media europea del 54,6%. È un segnale utile: la diffusione dell’IA nello studio dipende solo in parte dal livello di sviluppo digitale di un Paese. Contano anche le scelte dei sistemi scolastici, le regole sull’uso dei servizi in classe, l’atteggiamento dei docenti e delle famiglie. Paesi con economie digitali avanzate possono avere un uso scolastico basso, Paesi più piccoli possono averlo molto alto, come Malta (87,8%).

Per le scuole italiane il confronto suggerisce due letture compatibili. Da un lato c’è un ritardo complessivo, coerente con quanto emerge da altri indicatori sulle competenze digitali (vedi la sezione successiva). Dall’altro, il margine tra uso generale e uso per lo studio dice che, in Italia, quando un ragazzo usa l’IA generativa la usa soprattutto per la scuola: circa otto ragazzi su dieci tra i 16-19enni che la usano lo fanno anche per studiare (78%). La domanda per le scuole, quindi, riguarda meno il «se» e più il «come».

L’IA generativa nei Paesi dell’Unione europea, 2025

% di persone del gruppo indicato; Italia evidenziata, linea rossa = media UE

Fonte: Eurostat, isoc_ai_iaiu, 2025. 27 Stati membri; per l’uso degli studenti alcuni Paesi pubblicano stime con bassa affidabilità statistica, segnalate dall’Eurostat.

Vedi i dati del grafico
Paesi UE: giovani 16-24 anni che usano l’IA generativa e studenti che la usano per lo studio, 2025, %. Fonte: Eurostat, isoc_ai_iaiu (indagine sull’uso delle tecnologie dell’informazione presso le famiglie e gli individui, 2025)
Paese16-24 anniStudenti, per lo studio
Grecia83,5%61,6%
Estonia82,8%76,5%
Cechia78,5%74,7%
Danimarca77,6%57,3%
Francia76,5%74,0%
Cipro76,5%75,2%
Portogallo76,5%69,1%
Malta76,4%87,8%
Spagna75,6%68,0%
Slovacchia75,5%58,1%
Belgio74,4%63,6%
Lituania73,7%59,3%
Paesi Bassi73,6%73,3%
Lettonia73,2%63,0%
Austria73,2%71,4%
Slovenia73,0%65,8%
Finlandia67,1%56,7%
Svezia67,0%60,7%
Irlanda66,5%41,2%
Lussemburgo66,0%68,5%
Ungheria62,9%57,5%
Croazia58,2%56,7%
Germania52,7%29,1%
Bulgaria50,0%46,9%
Polonia49,3%37,1%
Italia47,2%43,9%
Romania44,1%37,0%
UE 2763,8%54,6%

Le competenze digitali, dal 2015 a oggi

L’uso dell’IA generativa si misura da un solo anno; le competenze digitali, che ne sono la premessa, si misurano da molto più tempo. L’indicatore europeo considera cinque aree (informazione e dati, comunicazione e collaborazione, creazione di contenuti digitali, sicurezza, risoluzione di problemi) e conta chi ha competenze almeno di base in tutte. Nel 2021 l’Eurostat ha rivisto l’indicatore per allinearlo al quadro europeo DigComp 2.0: per questo la serie si divide in due tratti che vanno letti separatamente.

Nel primo tratto, tra il 2015 e il 2019, la quota di giovani italiani tra i 16 e i 24 anni con competenze almeno di base scende dal 70,5% al 65,1%, mentre la media europea resta stabile intorno all’80-81%. Nel secondo tratto, con il nuovo metodo, l’Italia parte dal 60,0% del 2021, resta al 59,1% nel 2023 e risale al 68,5% nel 2025, riducendo la distanza dall’Europa (74,5%) da 11 a 6 punti. Sull’intera popolazione adulta il quadro è più arretrato: nel 2025 le competenze di base riguardano il 54,3% degli italiani tra i 16 e i 74 anni, in crescita dal 45,8% del 2023, contro il 60,4% europeo; l’obiettivo europeo per il 2030 è l’80%.

L’ultimo biennio segnala quindi un recupero tra i più giovani, ma nel periodo in cui l’IA generativa si è diffusa una parte significativa degli studenti italiani non aveva ancora le competenze digitali di base in tutte le aree. È un dato che pesa soprattutto sulla sicurezza e sulla valutazione critica delle informazioni: due competenze che con l’IA diventano centrali, perché i sistemi generativi possono produrre risposte plausibili ma sbagliate e raccolgono i dati che vengono loro forniti.

Persone con competenze digitali almeno di base, Italia e UE, 2015-2025

% di persone; indicatore rivisto nel 2021 (le due parti della serie non sono confrontabili tra loro)

ItaliaUnione europea (tratteggio)

Fonte: Eurostat, isoc_sk_dskl_i (2015-2019) e isoc_sk_dskl_i21 (dal 2021). Rilevazione biennale dal 2021; 2017, 2018 e 2020 non disponibili per l’Italia o non rilevati.

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Persone con competenze digitali di base o superiori, %. Fonte: Eurostat, isoc_sk_dskl_i (2015-2019) e isoc_sk_dskl_i21 (dal 2021); indicatore rivisto nel 2021, le due serie non sono confrontabili tra loro; rilevazione biennale dal 2021
AnnoItalia 16-24UE 16-24Italia 16-74UE 16-74
201570,5%81,4%43,3%53,7%
201669,1%80,5%43,7%54,3%
2017–81,3%–55,3%
201965,1%80,3%41,5%56,1%
202160,0%71,2%45,6%53,9%
202359,1%70,0%45,8%55,6%
202568,5%74,6%54,3%60,4%

Perché chi non la usa non la usa

Una seconda domanda dell’indagine Eurostat aiuta a capire il ritardo. A chi non ha usato l’IA generativa è stato chiesto il motivo. La risposta più frequente, in Italia come in Europa, è che non serviva (60,8% e 64,3%). Tra gli adulti italiani pesa però più che altrove il fatto di non sapere come usarla: 19,5% contro il 13,8% europeo. Tra i giovani di 16-24 anni la distanza quasi scompare (8,6% contro 7,5%): chi è giovane e non la usa, in genere, non ne ha sentito il bisogno. Le preoccupazioni per la privacy e la sicurezza sono indicate da una minoranza, 5,4% degli italiani e 3,0% dei giovani, valori più bassi della media europea.

Il dato sulla privacy merita attenzione proprio perché è basso. Nella scelta individuale di usare o meno uno strumento, la protezione dei dati pesa poco; nelle regole che valgono per la scuola, invece, è centrale. La responsabilità di proteggere i dati degli studenti, in altre parole, difficilmente può essere lasciata alla sensibilità di ciascun utente.

Perché non si usa l’IA generativa, Italia e UE, 2025

% di chi non ha usato strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi; più risposte possibili

ItaliaUnione europea

Fonte: Eurostat, «Individuals – reasons for not using generative AI tools» (isoc_ai_iaiuxr), 2025.

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Motivi per non usare strumenti di IA generativa, % di chi non li ha usati negli ultimi tre mesi, 2025. Fonte: Eurostat, isoc_ai_iaiuxr
MotivoItalia 16-74UE 16-74Italia 16-24UE 16-24
nessun bisogno60,8%64,3%75,3%74,8%
non sapeva che esistessero4,2%8,5%2,6%4,5%
non sapeva usarli19,5%13,8%8,6%7,5%
timori per privacy e sicurezza5,4%7,3%3,0%5,1%
altro5,3%5,4%6,1%6,9%

I docenti

L’indagine internazionale dell’OCSE sugli insegnanti, TALIS, ha chiesto nel 2024 per la prima volta ai docenti se nell’ultimo anno avessero usato l’intelligenza artificiale nell’insegnamento o per facilitare l’apprendimento degli studenti. In Italia, dove il campione riguarda la secondaria di primo grado, ha risposto sì il 25,4% dei docenti, contro il 36,3% della media OCSE. Tra i 55 sistemi educativi partecipanti (Paesi e regioni con campione proprio) l’Italia è al 48° posto; in Europa la quota è più bassa solo in Islanda, Ungheria, Bulgaria, Comunità francese del Belgio e Francia (13,5%), mentre Spagna (35,3%), Paesi Bassi (37,2%) e Austria (39,1%) sono vicini alla media.

Una spiegazione intuitiva è l’età. I docenti italiani sono i più anziani tra i Paesi OCSE: età media 48 anni contro 45, il 49% ha 50 anni o più (media OCSE 37%) e solo il 3% ha meno di 30 anni (OCSE 10%). L’età conta: nella media OCSE i docenti più giovani usano l’IA più dei colleghi anziani. Ma i dati TALIS per classe d’età mostrano che spiega solo una parte del divario. Tra i docenti italiani con meno di 30 anni la usa il 29,3%, contro il 48,2% dei loro coetanei nella media OCSE; tra i 30 e i 49 anni il 29,4% contro il 39,0%; dai 50 anni in su il 21,0% contro il 28,8%. La distanza c’è in ogni fascia ed è massima proprio tra i più giovani.

Le ragioni che i docenti stessi indicano vanno nella stessa direzione. Tra chi non ha usato l’IA, il 69% dice di non avere le conoscenze e le abilità per insegnare con questi strumenti (la media OCSE è 75%, quindi il problema è diffuso ovunque) e il 39% segnala che la propria scuola non ha le infrastrutture necessarie (OCSE 37%). Il quadro che emerge è quello di un uso frenato più dalla preparazione e dagli strumenti a disposizione che dall’età o dalla diffidenza.

Docenti che hanno usato l’IA nell’insegnamento, sistemi educativi TALIS 2024

% di docenti della secondaria di primo grado; Italia evidenziata, linea rossa = media OCSE

Fonte: OCSE, TALIS 2024, banca dati (domanda: «Negli ultimi 12 mesi ha usato l’intelligenza artificiale nel suo insegnamento o per facilitare l’apprendimento degli studenti?»). Errore standard per l’Italia: 1,5 punti. Alcuni sistemi partecipano con una sola regione (Alberta, Shanghai) o comunità (Belgio).

Vedi i dati del grafico
Docenti della secondaria di primo grado che negli ultimi 12 mesi hanno usato l’IA nell’insegnamento o per facilitare l’apprendimento, %. Fonte: OCSE, TALIS 2024, banca dati (domanda 36)
Sistema educativo%
Emirati Arabi Uniti75,0%
Singapore74,9%
Nuova Zelanda68,8%
Australia65,8%
Vietnam64,5%
Uzbekistan62,1%
Alberta (Canada)61,3%
Kazakistan59,0%
Azerbaigian58,6%
Brasile56,1%
Cile55,4%
Shanghai (Cina)53,5%
Colombia52,8%
Albania52,3%
Costa Rica52,0%
Bahrein51,8%
Sudafrica47,9%
Malta46,0%
Romania45,8%
Cechia45,8%
Polonia45,1%
Israele44,3%
Kosovo43,1%
Stati Uniti42,7%
Corea42,7%
Arabia Saudita42,6%
Macedonia del Nord42,2%
Norvegia39,7%
Belgio (com. fiamminga)39,5%
Austria39,1%
Lituania39,0%
Paesi Bassi37,2%
Media OCSE36,3%
Danimarca36,1%
Spagna35,3%
Lettonia35,3%
Estonia35,0%
Slovenia34,6%
Belgio33,2%
Croazia32,5%
Cipro31,5%
Svezia31,4%
Portogallo30,5%
Serbia29,5%
Slovacchia29,4%
Montenegro28,3%
Finlandia26,9%
Marocco26,5%
Italia25,4%
Islanda23,8%
Turchia23,8%
Ungheria23,1%
Belgio (com. francese)23,1%
Bulgaria22,1%
Giappone17,4%
Francia13,5%

Docenti che hanno usato l’IA, per età: Italia e media OCSE, 2024

% di docenti della secondaria di primo grado

ItaliaMedia OCSE

Fonte: OCSE, TALIS 2024, banca dati per classe d’età.

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Docenti che hanno usato l’IA, per età, %. Fonte: OCSE, TALIS 2024
EtàItaliaMedia OCSE
Meno di 30 anni29,3%48,2%
30-49 anni29,4%39,0%
50 anni e oltre21,0%28,8%
Tutti25,4%36,3%

Per cosa la usano

Tra i docenti italiani che usano l’IA, gli usi prevalenti riguardano la preparazione del lavoro: il 70% la usa per studiare e riassumere un argomento, il 68% per produrre lezioni o attività. Al terzo posto, con il 61%, c’è un uso che riguarda direttamente l’inclusione: aiutare gli studenti con bisogni educativi speciali, per esempio adattando testi o creando materiali semplificati. Gli usi meno frequenti sono quelli che toccano i dati degli studenti e le decisioni che li riguardano: scrivere feedback o comunicazioni alle famiglie (32%), esaminare dati su partecipazione e rendimento (31%), valutare o assegnare voti (27%).

La distribuzione è coerente con il quadro normativo descritto più avanti. Gli usi più diffusi sono quelli in cui il docente lavora sui contenuti e resta l’unico autore delle scelte didattiche. Quelli meno diffusi coincidono con le aree che l’AI Act considera più delicate: la valutazione dei risultati dell’apprendimento è uno dei quattro usi dell’IA nell’istruzione classificati come «ad alto rischio».

Per cosa usano l’IA i docenti italiani, 2024

% dei docenti della secondaria di primo grado che usano l’IA

Fonte: OCSE, TALIS 2024, nota Paese Italia.

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Per cosa usano l’IA i docenti italiani che la usano, %. Fonte: OCSE, TALIS 2024, nota Paese Italia
UsoItalia
Imparare e riassumere un argomento70%
Preparare lezioni o attività68%
Aiutare studenti con bisogni educativi speciali61%
Testi per feedback o comunicazioni alle famiglie32%
Esaminare dati su partecipazione e rendimento31%
Valutare o assegnare voti27%

Due velocità: chi la usa e chi la governa

Mettendo accanto i due insiemi di dati emerge una distanza che va oltre il confronto con l’Europa. Tra i ragazzi di 16-19 anni l’IA generativa per lo studio la usa il 40,5%; tra i docenti, quelli che la integrano nell’insegnamento sono il 25,4%. Le due misure non sono identiche, perché riguardano popolazioni, gradi di scuola e periodi diversi, ma l’ordine di grandezza è chiaro: gli studenti hanno adottato questi strumenti prima e in misura maggiore di chi organizza la didattica.

Questo ha una conseguenza pratica. Una parte rilevante dell’uso dell’IA legato alla scuola avviene fuori dagli strumenti scelti e configurati dalla scuola: sui servizi gratuiti per il pubblico, scaricati sul telefono, con account personali. Sono servizi progettati per un pubblico generale, con condizioni d’uso che fissano un’età minima (spesso 13 anni, con il consenso dei genitori fino alla maggiore età), server spesso collocati fuori dall’Unione europea e politiche sull’uso dei dati per l’addestramento dei modelli che cambiano da un servizio all’altro. Le linee guida del Ministero e la legge 132/2025 intervengono proprio su questo terreno: chiedono alla scuola di scegliere gli strumenti, valutarne l’impatto e informare le famiglie, invece di subirne l’arrivo.

La distanza tra chi usa e chi governa è anche un’opportunità. I dati TALIS dicono che i docenti italiani che la usano lo fanno soprattutto per preparare materiali e per l’inclusione; i dati Eurostat dicono che gli studenti la usano per studiare. Sono due usi che, se portati dentro un ambiente scelto dalla scuola, con regole chiare e strumenti adatti all’età, possono incontrarsi.

Le regole: Europa, Italia, Ministero

Le regole sull’intelligenza artificiale a scuola si sommano a quelle, già in vigore dal 2018, del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Il risultato è un sistema a più livelli: il diritto europeo fissa i principi e le categorie di rischio, la legge italiana aggiunge disposizioni nazionali, il Ministero traduce il quadro in indicazioni operative per le scuole, il Garante vigila sul trattamento dei dati.

L’AI Act e l’istruzione

Il Regolamento (UE) 2024/1689 distingue i sistemi di IA in base al rischio. L’istruzione compare in due punti. Il primo riguarda i divieti: dal 2 febbraio 2025 è vietato usare sistemi di IA per dedurre le emozioni di una persona negli istituti di istruzione, salvo che per motivi medici o di sicurezza (articolo 5, paragrafo 1, lettera f). Il secondo riguarda l’alto rischio: l’allegato III, al punto 3, elenca quattro usi nell’istruzione e nella formazione professionale che comportano obblighi stringenti per chi produce e per chi utilizza il sistema.

Uso dell’IA nell’istruzioneEsempi
Determinare l’accesso, l’ammissione o l’assegnazione agli istituti di istruzione e formazioneSistemi che selezionano le iscrizioni o assegnano gli studenti a scuole e classi
Valutare i risultati dell’apprendimento, anche quando servono a orientare il percorsoCorrezione automatica di prove con effetto sul voto, valutazioni adattive
Valutare il livello di istruzione adeguato a cui una persona potrà accedereSistemi che indirizzano verso un percorso o un livello di studi
Monitorare e rilevare comportamenti vietati degli studenti durante le proveSorveglianza automatica degli esami, rilevazione di copiature

Per i sistemi ad alto rischio l’AI Act prevede requisiti per i fornitori (gestione dei rischi, qualità dei dati, documentazione, supervisione umana, accuratezza) e obblighi per chi li usa, che il regolamento chiama «deployer»: usarli secondo le istruzioni, affidare la sorveglianza a persone competenti, conservare i registri, informare le persone interessate. Una scuola che adotta uno di questi sistemi è un deployer.

Il calendario è stato modificato nel 2026. Con il Regolamento (UE) 2026/1744, l’«Omnibus digitale sull’IA» pubblicato il 24 luglio 2026, gli obblighi per i sistemi ad alto rischio dell’allegato III, compresi quelli dell’istruzione, si applicano dal 2 dicembre 2027 invece che dal 2 agosto 2026. Lo stesso regolamento ha riformulato l’obbligo di alfabetizzazione in materia di IA (articolo 4): fornitori e deployer devono adottare misure per sostenere lo sviluppo delle competenze del personale che usa questi sistemi, senza l’obbligo di garantire un livello specifico. Ha introdotto inoltre due nuovi divieti, in vigore dal 2 dicembre 2026, che riguardano da vicino il mondo dei ragazzi: i sistemi di IA che generano o manipolano immagini, video o audio realistici delle parti intime di una persona riconoscibile senza il suo consenso, e quelli che generano materiale pedopornografico.

La legge italiana sull’IA

La legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, affianca l’AI Act con disposizioni nazionali. Per la scuola la disposizione più rilevante è l’articolo 4, comma 4: l’accesso alle tecnologie di IA da parte dei minori di 14 anni, e il trattamento dei loro dati, richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale; dai 14 ai 18 anni il ragazzo può dare da solo il consenso al trattamento dei dati connessi all’uso dell’IA, purché le informazioni siano facilmente accessibili e comprensibili. Lo stesso articolo chiede che le informazioni sul trattamento dei dati siano rese con linguaggio chiaro e semplice. La legge prevede inoltre attività formative sull’IA nei percorsi universitari, AFAM e ITS Academy.

Le linee guida del Ministero

Con il decreto n. 166 del 9 agosto 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha adottato le «Linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche», nella versione 1.0, con il parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali. Le linee guida inquadrano la scuola come deployer dei sistemi di IA e propongono che ogni istituto adotti un proprio Piano d’istituto per l’intelligenza artificiale, curato da un gruppo di lavoro che ne segue attuazione e monitoraggio; diverse scuole lo hanno già approvato nei propri organi collegiali nel corso del 2025/26. Le linee guida richiamano la protezione dei dati personali e le tutele per i minori, e il decreto prevede un servizio dedicato sulla piattaforma ministeriale UNICA, con le linee guida consultabili da tutti e una mappa delle sperimentazioni in corso nelle scuole. Il decreto annuncia ulteriori indicazioni su progetti, formazione del personale e aggiornamento periodico delle linee guida.

Il Garante e i servizi di IA

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto sui servizi di IA generativa anche con attenzione ai minori: con il provvedimento del 30 marzo 2023 ha limitato in via provvisoria il trattamento dei dati degli utenti italiani di ChatGPT, rilevando tra l’altro l’assenza di filtri per la verifica dell’età, e nel dicembre 2024 ha chiuso l’istruttoria con un provvedimento correttivo e sanzionatorio e l’obbligo per OpenAI di una campagna informativa. Per le scuole il riferimento resta il quadro del GDPR: base giuridica del trattamento, informativa, minimizzazione dei dati, valutazione d’impatto quando il trattamento presenta rischi elevati, contratto con il fornitore che tratta i dati per conto della scuola.

Le tappe delle regole sull’IA a scuola, 2016-2028

  1. 27 aprile 2016 · 25 maggio 2018Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR), applicato dal 25 maggio 2018: la scuola è titolare del trattamento dei dati di studenti e famiglie.
  2. 30 novembre 2022Rilascio pubblico di ChatGPT: inizio della diffusione di massa dell’IA generativa.
  3. 1° agosto 2024Entra in vigore l’AI Act, Regolamento (UE) 2024/1689.
  4. 2 febbraio 2025Si applicano i divieti dell’AI Act, tra cui il riconoscimento delle emozioni negli istituti di istruzione, e l’obbligo di alfabetizzazione in materia di IA.
  5. 9 agosto 2025Decreto ministeriale n. 166: linee guida per l’introduzione dell’IA nelle istituzioni scolastiche.
  6. 10 ottobre 2025In vigore la legge 132/2025: consenso dei genitori per l’accesso all’IA dei minori di 14 anni.
  7. 24 luglio 2026Pubblicato l’Omnibus digitale sull’IA, Regolamento (UE) 2026/1744: rinvio degli obblighi per l’alto rischio, alfabetizzazione riformulata.
  8. 2 dicembre 2026Nuovi divieti: IA che genera immagini intime non consensuali di persone riconoscibili e materiale pedopornografico.
  9. 2 dicembre 2027Obblighi per i sistemi ad alto rischio dell’allegato III, compresi i quattro usi nell’istruzione.
  10. 2 agosto 2028Obblighi per i sistemi ad alto rischio integrati in prodotti regolati (allegato I).

Fonti: Regolamento (UE) 2016/679; Regolamento (UE) 2024/1689, articoli 4, 5 e 113 e allegato III; Regolamento (UE) 2026/1744 (GU UE L del 24/7/2026); legge 23 settembre 2025, n. 132 (GU n. 223 del 25/9/2025); DM 9 agosto 2025, n. 166.

Chi custodisce i dati

Nel dibattito sull’IA a scuola la domanda più concreta riguarda i dati. Ogni istituto tratta ogni giorno informazioni personali di migliaia di persone, in gran parte minorenni: dati anagrafici, valutazioni, assenze, comunicazioni con le famiglie, e in molti casi dati particolari come quelli sulla salute o sui bisogni educativi speciali. Per il GDPR la scuola è titolare del trattamento: decide perché e come i dati vengono trattati e ne risponde.

Quando entra in gioco un sistema di IA, il titolare resta la scuola, e chi fornisce il servizio tratta i dati per suo conto, come responsabile del trattamento (articolo 28 del GDPR), con un contratto che ne fissa limiti e garanzie. Ne discendono alcune domande che ogni scuola può porsi prima di adottare uno strumento:

  • Dove vengono trattati i dati. I servizi con server nell’Unione europea semplificano la conformità; i trasferimenti verso Paesi terzi richiedono garanzie specifiche, come le decisioni di adeguatezza o le clausole contrattuali standard.
  • Se i dati inseriti servono ad addestrare il modello. Molti servizi per il pubblico usano le conversazioni per migliorare i propri sistemi, salvo diversa impostazione; le versioni per organizzazioni e scuole in genere lo escludono per contratto.
  • Chi può usarlo e da quale età. La legge 132/2025 richiede il consenso dei genitori sotto i 14 anni; le condizioni d’uso dei servizi fissano a loro volta età minime.
  • Quali decisioni supporta. Se il sistema contribuisce a valutare gli studenti o ad assegnarli a percorsi, rientra tra gli usi ad alto rischio dell’AI Act, con obblighi aggiuntivi dal dicembre 2027.
  • Se serve una valutazione d’impatto. Il GDPR la richiede quando un trattamento presenta rischi elevati per i diritti delle persone, condizione frequente quando si combinano dati di minori e nuove tecnologie.

In questo quadro il ruolo della scuola come custode dei dati è un dato di fatto prima che una scelta. Ciò che varia è il modo in cui lo esercita: scegliendo strumenti progettati per l’ambiente scolastico, con contratti e impostazioni adeguati, oppure lasciando che l’uso dell’IA avvenga su servizi pensati per altri contesti. I dati europei sull’uso degli studenti mostrano che la seconda situazione è già largamente diffusa.

Il lavoro che aspetta gli studenti

Il contesto in cui gli studenti di oggi entreranno nel mondo del lavoro si sta trasformando in fretta. Tra il 2021 e il 2025 la quota di imprese italiane con almeno 10 addetti che usano almeno una tecnologia di intelligenza artificiale è passata dal 6,2% al 16,4%, con un raddoppio nell’ultimo anno (8,2% nel 2024). La media europea è salita dal 7,7% al 20,0%; la Germania è al 26,0%, la Spagna al 20,3%, la Francia al 18,2%.

Il ritmo dell’ultimo anno, in Italia come negli altri Paesi, coincide con la diffusione dell’IA generativa negli strumenti di lavoro d’ufficio. Per la scuola è un’indicazione di contesto: le competenze legate all’IA, dall’uso critico degli strumenti alla comprensione dei loro limiti, entrano tra quelle che le imprese cercheranno nei giovani che oggi siedono nei banchi delle superiori. È anche il motivo per cui l’AI Act colloca l’alfabetizzazione in materia di IA tra le misure da sostenere e la legge 132/2025 prevede attività formative nei percorsi post-diploma.

Imprese che usano l’intelligenza artificiale, 2021-2025

% di imprese con almeno 10 addetti che usano almeno una tecnologia di IA

ItaliaUE (tratteggio)GermaniaFranciaSpagna

Fonte: Eurostat, «Artificial intelligence by size class of enterprise» (isoc_eb_ai), indicatore E_AI_TANY; settori esclusi agricoltura, estrazione e finanza. Il 2022 non è stato rilevato.

Vedi i dati del grafico
Imprese con almeno 10 addetti che usano almeno una tecnologia di IA, %. Fonte: Eurostat, isoc_eb_ai (2022 non rilevato)
AnnoItaliaUEGermaniaFranciaSpagna
20216,2%7,7%10,6%6,7%7,7%
20235,1%8,1%11,6%5,9%9,2%
20248,2%13,5%19,8%9,9%11,3%
202516,4%20,0%26,0%18,2%20,3%

Cosa possono fare le scuole

Dalle norme e dalle linee guida discendono alcune azioni che una scuola può avviare già nel 2026/27, prima che arrivino gli obblighi del dicembre 2027. Le riportiamo in forma di percorso, nell’ordine in cui di solito si presentano.

  1. Fare il punto sull’uso esistente. Quali strumenti di IA usano oggi docenti, studenti e segreteria, con quali account e per quali attività. È il presupposto di ogni scelta successiva.
  2. Definire il Piano d’istituto per l’IA. Le linee guida del Ministero lo propongono come documento della scuola, curato da un gruppo di lavoro, che può collegare obiettivi didattici, strumenti, regole d’uso e formazione al PTOF e al regolamento d’istituto.
  3. Scegliere gli strumenti con criteri espliciti. Luogo del trattamento dei dati, esclusione dell’addestramento sui dati della scuola, contratto di responsabile del trattamento, adeguatezza all’età, possibilità di supervisione da parte del docente.
  4. Valutare l’impatto. Per i trattamenti che coinvolgono dati di minori e nuove tecnologie la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati è spesso necessaria; per i sistemi ad alto rischio si aggiungeranno gli obblighi dell’AI Act.
  5. Informare e coinvolgere le famiglie. Informative chiare, consenso dei genitori sotto i 14 anni quando previsto dalla legge 132/2025, regole condivise con studenti e famiglie sull’uso dell’IA nei compiti e nelle verifiche.
  6. Formare il personale. I dati TALIS indicano nella mancanza di conoscenze il primo ostacolo; l’AI Act chiede misure di alfabetizzazione per chi usa i sistemi. La formazione riguarda sia l’uso didattico sia gli aspetti di protezione dei dati.
  7. Rivedere le prove e la valutazione. Se gli studenti usano l’IA per studiare, le forme di verifica che misurano il processo, il ragionamento e l’uso critico delle fonti acquistano peso rispetto a quelle che misurano solo il prodotto finale.

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Cosa i dati lasciano fuori

  • Gli studenti più giovani. L’indagine Eurostat parte dai 16 anni: per la primaria e la secondaria di primo grado mancano dati ufficiali comparabili sull’uso dell’IA.
  • La serie storica dell’uso. La domanda sull’IA generativa è stata posta per la prima volta nel 2025 (Eurostat) e nel 2024 (TALIS): i confronti nel tempo saranno possibili con le prossime rilevazioni.
  • I docenti della secondaria di secondo grado e della primaria. In Italia TALIS 2024 riguarda la secondaria di primo grado.
  • Quanto e come si usa. Le indagini misurano se l’IA è stata usata, non con quale frequenza, per quanto tempo o con quali risultati sull’apprendimento.
  • Gli strumenti adottati dalle scuole. Manca un censimento ufficiale dei sistemi di IA in uso negli istituti e dei progetti avviati dopo le linee guida del 2025.

Scarica il dossier e i dati

Il dossier in PDF con tutti i grafici, le tabelle e la sintesi delle norme, e il file Excel con i dati.

  • Uso dell’IA generativa per età, scopo e Paese UE, 2025
  • Docenti e IA nei sistemi TALIS 2024, per età e per uso
  • Competenze digitali 2015-2025 e imprese che usano l’IA 2021-2025

Testi, grafici e dati elaborati dall’Osservatorio Spaggiari sono distribuiti con licenza CC BY 4.0: potete riutilizzarli citando la fonte.

Domande frequenti

Quanti studenti italiani usano l’intelligenza artificiale?

Secondo l’Eurostat, nel 2025 ha usato strumenti di IA generativa negli ultimi tre mesi il 51,9% dei ragazzi italiani tra i 16 e i 19 anni e il 56,1% degli studenti di tutte le età; per lo studio la usa il 40,5% dei 16-19enni. Nella media dell’Unione europea le quote sono 66,4%, 72,0% e 49,9%.

Quanti docenti usano l’intelligenza artificiale in Italia?

Secondo l’indagine OCSE TALIS 2024, il 25,4% dei docenti italiani della secondaria di primo grado ha usato l’IA nell’insegnamento o per facilitare l’apprendimento negli ultimi 12 mesi, contro il 36,3% della media OCSE. La usano soprattutto per studiare un argomento, preparare lezioni e aiutare gli studenti con bisogni educativi speciali.

L’AI Act vale anche per le scuole?

Sì. Il Regolamento (UE) 2024/1689 vieta dal 2 febbraio 2025 i sistemi che deducono le emozioni negli istituti di istruzione e classifica come «ad alto rischio» quattro usi dell’IA nell’istruzione: accesso e ammissione, valutazione dei risultati dell’apprendimento, valutazione del livello di istruzione adeguato, sorveglianza durante le prove. Dopo l’Omnibus digitale del 2026, gli obblighi per questi sistemi si applicano dal 2 dicembre 2027. Una scuola che li usa è un «deployer» e ha obblighi propri.

Un minore può usare l’intelligenza artificiale a scuola?

La legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, stabilisce che l’accesso alle tecnologie di IA da parte dei minori di 14 anni, e il trattamento dei loro dati, richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale. Dai 14 anni il ragazzo può dare da solo il consenso al trattamento dei dati legati all’uso dell’IA, se le informazioni sono accessibili e comprensibili.

Cosa prevedono le linee guida del Ministero sull’IA a scuola?

Il decreto ministeriale n. 166 del 9 agosto 2025 ha adottato le linee guida per l’introduzione dell’IA nelle istituzioni scolastiche, con il parere favorevole del Garante privacy. Propongono a ogni scuola un Piano d’istituto per l’IA curato da un gruppo di lavoro, richiamano la protezione dei dati e le tutele per i minori e prevedono un servizio dedicato sulla piattaforma ministeriale UNICA, con una mappa delle sperimentazioni nelle scuole.

Chi è responsabile dei dati degli studenti quando si usa l’IA?

La scuola è titolare del trattamento dei dati di studenti e famiglie secondo il GDPR. Il fornitore del servizio di IA tratta i dati per conto della scuola come responsabile del trattamento, sulla base di un contratto (articolo 28 del GDPR) che ne fissa limiti e garanzie, compreso il luogo in cui i dati sono trattati e il loro eventuale uso per addestrare i modelli.

Posso riutilizzare i dati e i grafici dell’Osservatorio?

Sì. Testi, grafici ed elaborazioni sono distribuiti con licenza Creative Commons CC BY 4.0: si possono riutilizzare liberamente citando «Osservatorio Spaggiari» e il link alla pagina.

Metodo, fonti e verifiche

Ogni numero di questo Osservatorio è verificato sulla fonte primaria, con la definizione usata da chi lo pubblica. I dati sull’uso dell’IA generativa provengono dall’indagine europea sull’uso delle tecnologie dell’informazione presso famiglie e individui (Eurostat), condotta in Italia dall’ISTAT, che nel 2025 ha introdotto per la prima volta le domande sull’IA generativa; i dati sui docenti dall’indagine OCSE TALIS 2024. I testi normativi sono citati dalla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea e dalla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Le percentuali sono arrotondate al primo decimale; le classifiche UE comprendono i 27 Stati membri.

Fonti principali

  • Eurostat: «Individuals – use of generative AI tools» (isoc_ai_iaiu) e «reasons for not using generative AI tools» (isoc_ai_iaiuxr), 2025; «Individuals’ level of digital skills» (isoc_sk_dskl_i, 2015-2019; isoc_sk_dskl_i21, dal 2021); «Artificial intelligence by size class of enterprise» (isoc_eb_ai), 2021-2025.
  • OCSE, TALIS 2024: banca dati (domanda 36 sull’uso dell’IA, per Paese e per età) e nota Paese Italia.
  • Regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI Act), articoli 4, 5, 26 e 113 e allegato III; Regolamento (UE) 2026/1744 «Omnibus digitale sull’IA», GU UE del 24/7/2026; Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR).
  • Legge 23 settembre 2025, n. 132, «Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale», GU n. 223 del 25/9/2025, articolo 4.
  • Ministero dell’Istruzione e del Merito, DM 9 agosto 2025, n. 166, e «Linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche», versione 1.0.
  • Garante per la protezione dei dati personali, provvedimento del 30 marzo 2023 (ChatGPT) e comunicato del 20 dicembre 2024 sulla chiusura dell’istruttoria.

Come citare

Osservatorio Spaggiari, «L’intelligenza artificiale a scuola: chi la usa, con quali regole, chi custodisce i dati», n. 5, novembre 2026, dati aggiornati al 7 novembre 2026.

Licenza: testi, grafici ed elaborazioni dell’Osservatorio Spaggiari sono distribuiti con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 (CC BY 4.0). I dati delle fonti terze restano soggetti alle rispettive licenze; marchi e loghi esclusi.

Segnalazioni e correzioni: le recepiamo e le indichiamo in calce con la data della modifica.

Osservatorio Spaggiari
L’Osservatorio Spaggiari pubblica ricerche e approfondimenti sullo stato della scuola italiana, con dati ufficiali verificati alla fonte e confronti europei.
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