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Curricolo verticale e nuove Indicazioni nazionali 2026/2027: come si costruisce e cosa cambia
Gruppo Spaggiari Parma24/06/26 17.008 min read

Curricolo verticale e nuove Indicazioni nazionali 2026/2027: come si costruisce e cosa cambia

Costruire un curricolo verticale è una delle scelte strategiche più rilevanti per un Istituto Comprensivo o per una rete di scuole. Significa progettare un percorso unitario di apprendimento che traduca le Indicazioni nazionali in obiettivi, contenuti e competenze coerenti dall'infanzia al biennio del secondo ciclo. Con le nuove Indicazioni 2026/2027 il quadro si aggiorna rispetto al DM 254/2012, con maggiore attenzione a cittadinanza, competenze trasversali e uso responsabile delle tecnologie. Questa guida ricostruisce quadro normativo, tappe operative del lavoro collegiale ed errori frequenti.

Cos'è il curricolo verticale e perché serve?

Il curricolo verticale è il documento, deliberato dal Collegio docenti, che declina le Indicazioni nazionali in un percorso unitario di apprendimento per gli alunni della scuola, dall'infanzia alla secondaria di primo grado e con raccordi al biennio del secondo ciclo. Serve a garantire coerenza fra ordini di scuola, evitare ripetizioni e vuoti, individuare i nuclei fondanti delle discipline e definire le competenze in uscita attese a ciascun anno o segmento. È la cornice di riferimento entro cui i docenti progettano le UDA e valutano gli apprendimenti.

Quali norme regolano il curricolo verticale nel 2026/2027?

Il riferimento normativo principale resta il DM 254/2012, che ha approvato le Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell'infanzia e del primo ciclo. Il decreto stabilisce che ogni scuola elabora il proprio curricolo a partire dalle Indicazioni, esercitando la propria autonomia: il curricolo è un atto della singola scuola, non un documento ministeriale uguale per tutti.

Il quadro è stato aggiornato dal MIM con il DM sulle nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo, che integra il DM 254/2012 con aggiornamenti su cittadinanza, educazione civica, competenze digitali, sostenibilità e linguaggi. Le nuove Indicazioni entrano gradualmente nella programmazione secondo il calendario fissato dal MIM. I documenti operativi sono pubblicati sul portale ministeriale.

Restano centrali il DPR 275/1999 (Regolamento dell'autonomia) e il D.Lgs. 62/2017 sulla valutazione: insieme al DM 254/2012 e alle nuove Indicazioni definiscono il perimetro entro cui ogni scuola costruisce il curricolo. Per il secondo ciclo restano valide le Indicazioni nazionali per i licei (DM 211/2010) e le Linee guida per istituti tecnici e professionali.

Dettaglio mani di insegnanti su mappa concettuale del curricolo con post-it colorati

Cosa cambia con le nuove Indicazioni 2026/2027 rispetto al DM 254/2012?

Le nuove Indicazioni nazionali per il primo ciclo non sostituiscono il DM 254/2012: lo integrano e lo aggiornano in alcune aree. La continuità con il testo del 2012 resta forte sulla struttura per traguardi di competenza e obiettivi di apprendimento al termine di infanzia, terza e quinta primaria, terza secondaria di primo grado.

Gli aggiornamenti principali toccano alcune linee trasversali: rafforzamento dell'educazione civica e della cittadinanza attiva (Legge 92/2019); maggiore attenzione alle competenze digitali e all'uso critico delle tecnologie; richiamo esplicito a lettura, scrittura e ragionamento logico-matematico come pilastri trasversali; riferimento agli obiettivi dell'Agenda 2030 e all'educazione alla sostenibilità. Restano centrali i nuclei disciplinari del DM 254/2012, riformulati dove l'evoluzione culturale e tecnologica lo ha reso necessario.

Sul piano operativo, ogni Collegio docenti è chiamato a verificare il proprio curricolo alla luce delle nuove Indicazioni, individuando le aree che richiedono aggiustamenti e quelle già coerenti con il nuovo quadro. Il primo bilancio della riforma del voto di condotta mostra come anche su un singolo aspetto le scuole stiano sperimentando nuovi equilibri.

Come si raccordano infanzia, primaria, secondaria di primo grado e biennio?

Il cuore del curricolo verticale è il raccordo tra ordini di scuola: progettare i passaggi tra un segmento e l'altro come continuità intenzionale. L'infanzia getta le basi dei campi di esperienza, la primaria li traduce in discipline e nuclei fondanti, la secondaria di primo grado li approfondisce e li raccorda al biennio del secondo ciclo, dove la disciplina si articola in profili di indirizzo.

Operativamente il raccordo si costruisce con tre strumenti: prove di passaggio o rubriche di osservazione condivise tra ordini, per leggere il livello reale di competenza in ingresso; incontri di continuità tra docenti come momenti di lavoro su unità didattiche; definizione di traguardi di competenza coerenti tra fine di un ordine e inizio del successivo, evitando salti improvvisi nei contenuti o nei metodi.

Per gli Istituti Comprensivi la verticalità è strutturale: docenti di infanzia, primaria e secondaria di primo grado lavorano nello stesso Collegio. Per le scuole non comprensive o per il raccordo con il secondo ciclo, la verticalità si costruisce attraverso reti di scuole e protocolli condivisi.

Qual è il ruolo dei dipartimenti disciplinari e del Collegio docenti?

La costruzione del curricolo è un processo collegiale, non un compito affidato a un singolo referente. Il Collegio docenti delibera il curricolo come parte del PTOF, ma il lavoro istruttorio è affidato ai dipartimenti disciplinari e alle commissioni di continuità.

I dipartimenti sono il luogo in cui i docenti della stessa disciplina definiscono nuclei fondanti, contenuti irrinunciabili, metodologie e criteri di valutazione. In una scuola comprensiva il dipartimento è verticale per definizione: include docenti di primaria e secondaria che lavorano insieme sulla continuità della disciplina. Nelle scuole non comprensive il dipartimento è orizzontale e richiede confronto con i colleghi degli altri ordini, dentro reti territoriali.

Le funzioni strumentali per PTOF e continuità coordinano il lavoro dei dipartimenti, raccolgono i contributi e li compongono nel documento che il Collegio approva. La dirigenza garantisce le condizioni organizzative: ore di programmazione comune, riconoscimento del coordinamento, calendario di tappe intermedie.

Errori frequenti nella stesura del curricolo verticale

Quando una scuola riprende in mano il curricolo, in particolare con le nuove Indicazioni 2026/2027, ricorrono alcuni errori tipici. Il rischio maggiore è produrre un documento formale e ricco di citazioni normative, ma poco usato nella programmazione quotidiana.

  • Trattare il curricolo come adempimento burocratico. Un curricolo non vissuto nei dipartimenti e nella programmazione quotidiana resta carta: il documento deve nascere dal confronto reale tra docenti, non da un copia-incolla delle Indicazioni nazionali.
  • Confondere le Indicazioni nazionali con il curricolo. Le Indicazioni fissano il quadro nazionale; il curricolo è la traduzione che la singola scuola ne fa, in coerenza con il proprio contesto e la propria autonomia.
  • Saltare il raccordo tra ordini di scuola. Un curricolo costruito solo per ordine, senza prove di passaggio o incontri di continuità, perde il suo valore di verticalità e si riduce a tre programmi separati.
  • Sovraccaricare il curricolo di contenuti. Le nuove Indicazioni sollecitano scelta e gerarchia, non aggiunta: meglio individuare nuclei fondanti chiari che riempire pagine con elenchi enciclopedici.
  • Non definire le competenze in uscita. Senza traguardi di competenza espliciti il curricolo perde la sua funzione di guida per la programmazione e la valutazione, e i docenti restano senza riferimento condiviso.
  • Trascurare la valutazione. Curricolo, programmazione e valutazione sono tre facce della stessa medaglia: criteri valutativi e rubriche coerenti con il curricolo evitano scollamenti tra ciò che si insegna e ciò che si verifica.

Cosa fare se la scuola parte da zero. Conviene iniziare in modo graduale: scegliere una o due discipline pilota su cui costruire il curricolo completo, definire un calendario di lavoro dei dipartimenti su un anno scolastico, individuare un nucleo di docenti referenti, condividere il documento intermedio in Collegio prima della delibera finale. Meglio un curricolo essenziale ma operativo di un documento ambizioso non condiviso. Reti di scuole, Istituti Comprensivi più strutturati e materiali pubblicati dal MIM offrono modelli utili di confronto.

Curricolo verticale tracciabile in registro. Su ClasseViva, utilizzato ogni giorno da oltre 4,5 milioni di utenti tra docenti, studenti e famiglie, le scuole gestiscono nel registro elettronico la programmazione disciplinare, gli obiettivi di apprendimento per nuclei tematici e la documentazione delle attività didattiche svolte in classe: una base utile per allineare il curricolo agli obiettivi del Collegio. Scopri ClasseViva.

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FAQ - Curricolo verticale e Indicazioni 2026/2027

Il curricolo verticale è obbligatorio per tutte le scuole?

Sì. Il DPR 275/1999 e il DM 254/2012 prevedono che ogni scuola elabori il proprio curricolo a partire dalle Indicazioni nazionali. È parte integrante del PTOF e deve essere deliberato dal Collegio docenti. Anche le scuole paritarie costruiscono il proprio curricolo in coerenza con le Indicazioni nazionali.

Quando entrano in vigore le nuove Indicazioni nazionali 2026/2027?

Le nuove Indicazioni entrano gradualmente nella programmazione delle scuole secondo il calendario fissato dal MIM. Le scuole hanno il tempo necessario per rivedere il proprio curricolo verticale, sotto la guida del Collegio docenti, senza dover rifare tutto in un solo anno scolastico. I documenti ufficiali sono pubblicati sul portale del Ministero.

Chi decide il curricolo verticale di una scuola?

Il Collegio docenti delibera il curricolo verticale come parte del PTOF. Il lavoro istruttorio è affidato ai dipartimenti disciplinari e alle commissioni di continuità, coordinati dalle funzioni strumentali e dalla dirigenza scolastica. Il documento finale è approvato dal Collegio.

Il curricolo verticale è lo stesso del programma ministeriale?

No. Le Indicazioni nazionali non sono un programma ministeriale uguale per tutti, ma un quadro di riferimento. Il curricolo verticale è la traduzione che la singola scuola fa di quel quadro, esercitando la propria autonomia didattica e organizzativa. Due scuole vicine possono avere curricoli diversi pur partendo dalle stesse Indicazioni.

Quanto deve essere lungo un curricolo verticale?

Non esiste una lunghezza prescritta. Conta la chiarezza: nuclei fondanti, traguardi di competenza per anno o segmento, obiettivi di apprendimento, criteri di valutazione. Un curricolo essenziale ma usato quotidianamente è più utile di un documento di centinaia di pagine consultato solo in fase di delibera.

Le competenze chiave europee entrano nel curricolo verticale?

Sì. Le Indicazioni nazionali fanno riferimento esplicito al quadro delle competenze chiave europee per l'apprendimento permanente. Il curricolo verticale traduce queste competenze in traguardi disciplinari e trasversali declinati per i diversi segmenti scolastici.

Come si valuta se il curricolo verticale funziona?

Il monitoraggio passa da più indicatori: coerenza tra curricolo e programmazione quotidiana, qualità dei passaggi tra ordini misurata con prove di ingresso e passaggio, esiti INVALSI, risultati a distanza nel biennio del secondo ciclo. Un buon curricolo lascia tracce nella didattica, non solo nel PTOF.

Si possono utilizzare modelli di curricolo di altre scuole?

I modelli esterni e le proposte di reti territoriali sono un riferimento utile, ma il curricolo va sempre adattato al contesto della singola scuola. Copiare integralmente un documento esterno svuota il senso del lavoro collegiale.

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