Il 30 giugno 2026, nella sala Aldo Moro del Ministero dell'Istruzione e del Merito a Roma, il Ministro Giuseppe Valditara ha presentato il piano "La Scuola italiana in Europa", un programma di mobilità educativa rivolto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado. All'evento è intervenuta anche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L'obiettivo dichiarato è potenziare lo studio delle lingue straniere e rafforzare la dimensione internazionale del sistema scolastico italiano, offrendo periodi di studio in Paesi europei integrati con il percorso curricolare ordinario.
Cosa prevede il piano "La Scuola italiana in Europa"?
Il piano prevede periodi di mobilità educativa in Paesi europei per studenti delle scuole secondarie di secondo grado, con durata variabile da soggiorni di due settimane fino a percorsi più lunghi di sei mesi con inserimento nel ciclo scolastico dei Paesi ospitanti. Sono previsti finanziamenti dei fondi strutturali europei per coprire spese di viaggio, vitto e alloggio degli studenti selezionati, insieme all'accompagnamento di docenti. La selezione, secondo quanto annunciato dal MIM, avviene su base di merito scolastico e ISEE, affidando alle singole scuole l'individuazione dei partecipanti.
Che tipo di esperienze di mobilità prevede il piano?
Il modello di esperienza descritto dal Ministro Valditara alla presentazione del 30 giugno prevede un'articolazione flessibile che parte da un formato base di due settimane e può arrivare fino a sei mesi. I periodi più brevi hanno un taglio intensivo di potenziamento linguistico e di conoscenza del sistema scolastico ospitante; i periodi più lunghi comportano un inserimento pieno nella classe di destinazione, con studio delle materie curricolari — storia, matematica, scienze — insieme ai compagni stranieri.
Oltre alle lezioni ordinarie, il programma comunicato dal MIM prevede laboratori di innovazione didattica, visite ad aziende e istituzioni, incontri con esperti dei settori scientifici e produttivi, percorsi intensivi e mini-corsi collegati al mondo universitario. L'idea è integrare l'esperienza linguistica con contenuti curricolari e con la scoperta del contesto sociale e produttivo del Paese di destinazione, evitando la formula del semplice corso di lingua.
Il piano si presenta come programma nazionale gestito dal MIM, con l'obiettivo dichiarato di integrarsi con l'ecosistema esistente di programmi europei come Erasmus+ senza sovrapporsi, ampliando le occasioni di internazionalizzazione delle scuole superiori italiane.
Come si intreccia con Erasmus+ e i programmi europei esistenti?
Le scuole italiane già oggi hanno accesso a strumenti di internazionalizzazione consolidati: Erasmus+ nel settore scolastico, gestito in Italia dall'Agenzia nazionale Erasmus+ Indire, sostiene mobilità individuali di apprendimento per studenti e personale, partenariati di cooperazione tra istituti, accreditamenti pluriennali. A questo si affianca la piattaforma eTwinning, integrata in European School Education Platform, che permette gemellaggi digitali tra classi europee.
Il nuovo piano nazionale annunciato dal MIM si presenta come intervento complementare, non sostitutivo: la nota ministeriale del 25 giugno che ha annunciato l'evento e le comunicazioni del Ministro durante la presentazione hanno insistito sul fatto che il programma nazionale amplia le opportunità già offerte da Erasmus+, non le rimpiazza. Per le scuole significa che l'accreditamento Erasmus+ già ottenuto resta valido e finanziato; il nuovo canale nazionale si aggiunge come ulteriore possibilità di progettazione.
Al momento della presentazione, il MIM non ha ancora pubblicato il testo integrale del piano operativo. I dettagli — bandi, criteri applicativi, tempistiche di adesione — sono attesi nelle settimane successive attraverso comunicati e decreti attuativi che le scuole troveranno sui canali istituzionali del Ministero.
Chi può partecipare e con quali criteri di selezione?
Il target dichiarato del piano sono gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado: licei, istituti tecnici e istituti professionali. Durante la presentazione del 30 giugno, il MIM ha indicato una platea potenziale nell'ordine di 150 mila studenti coinvolti nel corso dell'attuazione del programma, con l'accompagnamento di circa 15 mila docenti per l'attività di tutoraggio e formazione. Questi numeri sono stati richiamati anche dalla Presidente del Consiglio nel suo intervento.
I criteri di selezione annunciati combinano merito scolastico e situazione economica, con l'utilizzo dell'ISEE. La procedura è affidata alle singole scuole, che individueranno gli studenti secondo indicazioni operative che il MIM renderà note con i provvedimenti attuativi. Alle scuole spetta quindi non solo il ruolo di ente organizzatore, ma anche quello di selezionare i partecipanti applicando i criteri nazionali al contesto specifico di istituto.
Per le famiglie, il quadro operativo di dettaglio — modalità di candidatura, documentazione richiesta, criteri di priorità — sarà definito dai singoli istituti sulla base delle indicazioni ministeriali. Al momento è utile monitorare le comunicazioni della propria scuola e i canali del MIM per intercettare la prima finestra di adesione appena aperta.
Come si preparano le scuole all'attuazione?
Le scuole secondarie di secondo grado interessate a partecipare hanno alcune leve immediate da attivare, senza attendere il testo integrale del piano. La prima è la ricognizione interna delle competenze linguistiche del corpo docente, in particolare nelle lingue di comune adozione europea (inglese, francese, tedesco, spagnolo). La seconda è la verifica dello stato di eventuali accreditamenti Erasmus+ e delle partnership già attive, per capire quali istituti gemellati potrebbero essere partner naturali del nuovo programma.
Sul piano organizzativo, l'attuazione di un programma di mobilità di questa scala richiede alle scuole procedure formalizzate per gestione delle autorizzazioni delle famiglie, tracciamento delle presenze in mobilità, comunicazioni tempestive con studenti e famiglie durante l'esperienza all'estero, integrazione dei risultati formativi nel percorso ordinario. Il registro elettronico e i sistemi di comunicazione scuola-famiglia sono strumenti operativi ordinari da adattare a questi flussi.
Nella fase di progettazione, un elemento critico è la scelta delle scuole partner nei Paesi ospitanti. Il piano nazionale prevede — sulla base di quanto anticipato dal MIM — un supporto centrale per la costruzione dei partenariati, ma spetta alle singole scuole valorizzare i contatti già esistenti e attivarne di nuovi, coerenti con l'indirizzo di studi. Un liceo linguistico attiverà partnership diverse da un istituto tecnico industriale o da un professionale alberghiero.
Errori frequenti delle scuole nella progettazione mobilità / Cosa fare se la scuola vuole aderire
La progettazione di percorsi di mobilità internazionale per studenti concentra in poche settimane decisioni organizzative complesse. Conoscere gli errori ricorrenti aiuta le scuole ad arrivare alla fase applicativa del piano con procedure interne pronte e progetti allineati alle indicazioni ministeriali.
- Attendere il testo completo del piano senza fare ricognizione interna, perdendo settimane utili a mappare competenze linguistiche dei docenti, partnership già attive e disponibilità delle famiglie.
- Confondere il nuovo piano nazionale con Erasmus+: sono canali complementari, con procedure diverse e non alternativi; l'adesione a uno non esclude l'altro.
- Sottovalutare il ruolo dei criteri di selezione interni: se la scuola non definisce in anticipo una procedura trasparente per applicare merito e ISEE, rischia contestazioni da parte delle famiglie non selezionate.
- Progettare la mobilità come esperienza scollegata dal curricolo: le esperienze più efficaci sono quelle in cui la scuola pianifica in anticipo il riconoscimento delle competenze acquisite all'estero e l'integrazione con la valutazione ordinaria.
- Non coinvolgere gli organi collegiali nella fase di adesione: consiglio di istituto e collegio dei docenti sono passaggi obbligati per delibere che impegnano il funzionamento scolastico e le famiglie.
- Sopravvalutare i tempi di preparazione dei docenti accompagnatori: la selezione, la formazione e la copertura assicurativa dei docenti richiedono settimane di lavoro amministrativo che vanno programmate a monte.
Per una scuola che vuole prepararsi ad aderire quando i bandi saranno pubblicati, il percorso ragionevole è avviare subito una ricognizione interna sulle competenze linguistiche di studenti e docenti, verificare lo stato dei rapporti internazionali già in essere — con Erasmus+ Indire, con scuole gemellate, con eventuali partner in accordo bilaterale — e portare il tema all'ordine del giorno del prossimo collegio docenti utile. Nel frattempo, monitorare regolarmente la sezione notizie del sito MIM e i canali dell'Agenzia Erasmus+ Indire consente di intercettare tempestivamente le prime indicazioni operative del piano.
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FAQ
Quando parte concretamente il piano?
Alla data della presentazione del 30 giugno 2026, il MIM ha annunciato il piano ma non ha ancora pubblicato il decreto attuativo con il calendario operativo. I bandi e le procedure applicative saranno diffusi attraverso comunicati ufficiali del Ministero nelle settimane successive; le scuole troveranno le informazioni sui canali istituzionali del MIM.
A quale fascia di studenti si rivolge?
Il target dichiarato sono gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado — licei, istituti tecnici, istituti professionali. Le indicazioni operative del MIM chiariranno se il piano privilegia alcune classi o indirizzi rispetto ad altri; al momento non sono pubblicati vincoli specifici per singola classe.
Chi copre le spese?
Il piano si finanzia con fondi strutturali europei. Secondo quanto annunciato alla presentazione, la copertura riguarda spese di viaggio, vitto e alloggio degli studenti selezionati; sono coperte anche le spese connesse ai docenti accompagnatori e alla loro attività di formazione. I dettagli operativi sulla ripartizione saranno chiariti nel bando applicativo.
Come vengono selezionati gli studenti?
La selezione combina criteri di merito scolastico e situazione economica valutata attraverso ISEE, e viene effettuata dalle singole scuole sulla base delle indicazioni nazionali. Ogni istituto definirà una procedura interna trasparente coerente con i criteri stabiliti dal MIM.
Il piano sostituisce Erasmus+?
No. Il MIM ha esplicitato durante la presentazione che il nuovo piano si aggiunge alle opportunità già esistenti di Erasmus+, non le sostituisce. Le scuole accreditate Erasmus+ mantengono l'accreditamento e i finanziamenti; il piano nazionale si presenta come canale complementare di mobilità.
Le famiglie devono contribuire economicamente?
Sulla base dell'annuncio ministeriale, le voci principali di costo per lo studente selezionato — viaggio, vitto, alloggio — sono coperte dai fondi del piano. Se saranno previsti costi accessori a carico delle famiglie, questi saranno esplicitati nel bando applicativo che il MIM pubblicherà.
Come partecipa una scuola che non ha esperienza di Erasmus+?
Non è richiesto un pregresso Erasmus+. La scuola può prepararsi avviando ricognizione delle competenze linguistiche interne, portando il tema al collegio docenti, mappando eventuali contatti internazionali esistenti e monitorando i canali MIM per l'apertura del bando. L'assenza di esperienza non è preclusiva.
Qual è la durata tipica del soggiorno?
Il modello descritto dal Ministro alla presentazione prevede un formato base di due settimane e possibili estensioni fino a sei mesi. La scelta della durata dipenderà dal progetto della singola scuola e dagli accordi con le scuole ospitanti, entro il quadro stabilito dai provvedimenti attuativi.




