Oltre 150.000 docenti precari. 80.000 cattedre di sostegno coperte in deroga ogni anno. Un terzo degli insegnanti di sostegno senza specializzazione. Questi sono i numeri di una questione che la scuola italiana si trascina da decenni e che il piano assunzionale 2025-2028 — con i suoi 58.135 posti autorizzati — prova ad affrontare con una strategia strutturale. Ma la domanda resta aperta: basterà?
I segnali sono contrastanti. Da un lato, il Governo ha messo in campo il più ambizioso piano di reclutamento docenti degli ultimi anni, con tre procedure concorsuali PNRR e l'impegno con la Commissione Europea di raggiungere 70.000 nuove assunzioni entro giugno 2026. Dall'altro, il divario tra cattedre disponibili e docenti qualificati — soprattutto nel sostegno — continua a rappresentare una sfida che nessun concorso, da solo, può risolvere.
Il precariato nella scuola italiana: una fotografia aggiornata
Per comprendere la portata del piano assunzionale è necessario partire dai dati. Secondo le stime del Ministero dell'Istruzione e del Merito, i docenti precari nella scuola italiana superano le 150.000 unità. La CGIL Scuola porta questa cifra vicino ai 200.000, includendo anche i supplenti temporanei e gli incaricati su spezzoni orari. La discrepanza tra le stime riflette la complessità di un sistema in cui le tipologie contrattuali precarie sono molteplici e non sempre facilmente classificabili.
Il fenomeno non è distribuito uniformemente. Le regioni del Nord, dove il costo della vita è più elevato e la concorrenza con il mercato del lavoro privato più forte, registrano le maggiori difficoltà nel coprire le cattedre. Le discipline STEM (matematica, fisica, informatica) e le lingue straniere sono cronicamente scoperte. Il sostegno resta il settore dove il precariato raggiunge i livelli più critici.
Il dato più significativo emerge dal rapporto ISTAT sull'inclusione scolastica: nell'anno 2023-2024, gli alunni con disabilità erano circa 359.000 (in crescita del 6% rispetto all'anno precedente), a fronte di 246.000 insegnanti di sostegno. Di questi, oltre 66.000 — più di un terzo — erano privi della specializzazione richiesta. Un sistema che impiega un terzo di personale non qualificato per gestire gli studenti più fragili è un sistema che ha bisogno di risposte strutturali, non di rattoppi.
Il piano assunzioni da 58.135 posti: la strategia triennale
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri pubblicato in Gazzetta Ufficiale nel novembre 2025 autorizza il MIM ad avviare procedure concorsuali per un contingente complessivo di 58.135 docenti nel triennio 2025/2026, 2026/2027 e 2027/2028. La ripartizione è chiara: 50.866 posti comuni e 7.269 posti di sostegno.
I posti sono distribuiti su tre quote annuali:
- Prima quota: 4.381 posti — eccedenza di posti rimasti vacanti dopo le 48.504 immissioni in ruolo già programmate per il 2025/2026
- Seconda quota: 25.314 posti — stima dei posti che si libereranno nel secondo anno del triennio, principalmente per pensionamenti e cessazioni
- Terza quota: 28.440 posti — proiezione per il terzo anno, che completa il quadro assunzionale
Le graduatorie di merito avranno validità triennale e saranno utilizzate per le assunzioni negli anni scolastici 2026/2027 e 2027/2028. Un elemento positivo: la durata triennale delle graduatorie offre una prospettiva di stabilità che i precedenti concorsi — con graduatorie a scadenza annuale — non garantivano.
Questo piano si aggiunge alle assunzioni già effettuate nel 2025/2026: 48.504 posti tra comuni e sostegno, più 6.022 docenti di religione cattolica (la prima procedura concorsuale dal 2004). In totale, nell'anno scolastico in corso sono stati assunti oltre 54.000 nuovi docenti — un numero che il Ministro Valditara ha definito "record".
Concorso PNRR 3: la terza tornata e i numeri per ordine di scuola
Il concorso PNRR 3 è il terzo e ultimo della serie prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dopo i concorsi PNRR 1 (2023) e PNRR 2 (2024). I posti complessivi sono 58.135, suddivisi tra 30.759 per la scuola secondaria e 27.376 per l'infanzia e la primaria, includendo sia posti comuni che di sostegno.
L'impegno assunto dal Governo italiano con la Commissione Europea è ambizioso: 70.000 nuove assunzioni entro giugno 2026. Sommando le immissioni in ruolo del 2025/2026 (48.504) con la prima quota del piano triennale (4.381) e i docenti di religione (6.022), il target appare raggiungibile — almeno sulla carta. La sfida reale è trasformare i posti autorizzati in assunzioni effettive, un passaggio che storicamente presenta criticità: graduatorie non ancora pubblicate, rinunce, trasferimenti e posti accantonati.
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L'emergenza sostegno: 80.000 cattedre in deroga e il nodo della specializzazione
Il sostegno rappresenta il punto più critico del sistema di reclutamento docenti. Anche per l'anno scolastico 2025/2026, i ministeri competenti hanno autorizzato quasi 80.000 cattedre in deroga, coperte in larghissima parte da precari. Di questi, una quota significativa non possiede il titolo di specializzazione per il sostegno.
Il meccanismo delle "cattedre in deroga" è strutturalmente problematico: ogni anno, il numero di studenti con disabilità certificata cresce (il trend è del +6% annuo), ma l'organico di diritto del sostegno non viene adeguato con la stessa velocità. La differenza viene colmata con posti "in deroga" — cioè temporanei per definizione — che vengono assegnati a supplenti, spesso diversi di anno in anno.
Per gli studenti con disabilità e le loro famiglie, questa instabilità ha conseguenze concrete: il cambio di insegnante di sostegno ogni settembre — talvolta anche durante l'anno — interrompe la relazione educativa, compromette la continuità del PEI (Piano Educativo Individualizzato) e genera disorientamento.
I 7.269 posti di sostegno previsti dal piano triennale rappresentano un passo nella direzione giusta, ma il confronto con le 80.000 cattedre annuali in deroga evidenzia la sproporzione tra la soluzione proposta e la dimensione del problema. Parallelamente, l'incremento di 1.866 posti nell'organico di diritto per il 2025/2026 (con ulteriori 134 dal 2026/2027) segnala una volontà di stabilizzazione graduale che, tuttavia, procede a un ritmo ancora insufficiente rispetto alla crescita della domanda.
Continuità didattica: le nuove regole per il 2026/2027
Consapevole dell'impatto della discontinuità sul sostegno, il Ministero ha introdotto un meccanismo di conferma dei docenti supplenti per l'anno scolastico 2026/2027. La procedura, disciplinata dall'O.M. 27/2026 e dalla nota MIM 7766 del 26 marzo 2026, prevede un iter preciso:
- Entro il 31 maggio: le famiglie presentano richiesta di conferma al dirigente scolastico
- Entro il 15 giugno: il dirigente valuta, sentito il Gruppo di Lavoro Operativo (GLO), e il docente esprime il proprio consenso
- Entro il 26 giugno: i dati vengono inseriti nel sistema SIDI
- Entro il 31 agosto: conferma definitiva con priorità assoluta rispetto alle supplenze ordinarie
La conferma non è automatica e richiede tre condizioni: richiesta esplicita della famiglia, valutazione positiva del dirigente e disponibilità del docente. Possono accedere alla procedura sia i docenti specializzati che quelli non specializzati inseriti nelle GPS, purché la supplenza attuale sia su posto di sostegno fino al 31 agosto o al 30 giugno.
Un aspetto importante: l'accettazione della conferma è vincolante e irrevocabile. Il docente confermato viene escluso da tutte le altre procedure di supplenza. La rinuncia dopo l'accettazione comporta sanzioni che includono la perdita della possibilità di ottenere supplenze per l'intero periodo di vigenza delle graduatorie.
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Gestire la complessità: strumenti per scuole e segreterie
Il precariato docente non è solo una questione di politica scolastica: è un problema operativo quotidiano per le segreterie che devono gestire contratti, supplenze, graduatorie, sostituzioni e adempimenti amministrativi in un contesto di continuo turnover del personale.
Ogni anno, a settembre, le scuole affrontano il periodo più critico: la copertura delle cattedre vacanti, le nomine dei supplenti, l'accoglienza dei nuovi docenti, la riassegnazione degli alunni di sostegno. Un processo che richiede efficienza organizzativa e strumenti adeguati.
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Una sfida che richiede visione di lungo periodo
Il piano da 58.135 posti è un passo importante, ma non risolutivo. La vera sfida per la scuola italiana è costruire un sistema di reclutamento che non dipenda da concorsi straordinari e piani emergenziali, ma che funzioni a regime, con cadenze regolari e prevedibili. Un sistema dove entrare in ruolo non richieda anni di attesa e dove il sostegno non sia la porta d'ingresso del precariato ma una scelta professionale consapevole e valorizzata.
Nel frattempo, le scuole continuano a fare il loro lavoro quotidiano: accogliere, insegnare, includere. Con i docenti che ci sono — stabili o precari — e con gli strumenti che permettono di garantire continuità anche quando il sistema non la garantisce.




